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sabato 7 novembre 2009

Stefano Cavallo, San Michele Salentino

"San Michele Salentino - Aieni"

olio 40x60 - collezione B. Briola

“…quella tua libertà naturale si è evoluta in estro, il tuo colore in luce, il tuo particolare modo di aggredire la tela bianca si fa sempre più intelaiatura e trama per uno stile. Il tuo mondo: quello dei tuoi paesi marini e di vicoli mediterranei, quello delle tua nature morte, reca il segno distintivo d’una personalità senza compromessi”
Domenico Purificato

‹ Stefano Cavallo - opera n. 4 (clicca per trovare la fonte, segui la matrioska di link e godrai di altre opere di Stefano Cavallo). Un grazie di cuore a Edmondo Bellanova e http://www.midiesis.it/

Adriana Notte presso la Pinacoteca Salvatore Cavallo.

domenica 1 novembre 2009

L'eredità del novecento

Gran risalto è stato dato all’inaugurazione della mostra: “L’eredità del novecento - I capolavori della collezione Mazzolini” che si sta tenendo a Brindisi nel palazzo Granafei-Nervegna dal 24 ottobre 2009 (con ingresso gratuito) e che si chiuderà il 24 Gennaio 2010.

L’ente promotore dell’iniziativa è il Comune di Brindisi con la collaborazione della Diocesi di Piacenza-Bobbio proprietaria della collezione d’arte contemporanea avuta in donazione nel 2005 dalla Signora Rosa Domenica Mazzolini.

Questa mattina, per trovare occupazione del tanto tempo libero a mia disposizione per via del pensionamento, ho preso la macchina fotografica e sono andata a visitare la mostra.

Mi sono subito meravigliato della bellezza della mostra, della signorilità degli ambienti, dell’ordine, degli giusti spazi, luci e suoni tutti appropriati, perfetti per gustare al meglio le opere di tanti artisti conosciuti anche dai non addetti ai lavori: Enricio Baj, Arnoldo e Giò Pomodoro, Ottone Rosai, Orfeo Tamburi, Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Fontana, De Grada, Nino Maccari, Filippo De Pisis, Cantatore.

Mi sono meravigliato ancora di più, quando, percorrendo quelle sale, mi sono imbattuto in Arturo Tosi, Giulio Turcato, Giuseppe Migneco, Pericle Fazzini, Luigi Filocamo tutti artisti presenti con loro opere nella Pinacoteca “Salvatore Cavallo” di San Michele Salentino!

Sul registro delle firme ho lasciato l’invito a venire a San Michele per completare questo viaggio tra gli artisti del Nocevento, ma nel cuore mi è rimasta tanta tristezza nel constatare che forse non si è ancora fatto tutto per dare la giusta notorietà a questa “nostra piccola cattedrale nel deserto” oasi d’arte in un territorio ancora troppo poco conosciuto.

Sanmichelesalentino29ott2009

edmondobellanova

Un invito a visitare la Pinacoteca “Salvatore Cavallo” a San Michele Salentino (notizie sulla pinacoteca si possono reperire sul sito http://www.midiesis.it/) rispettando ed onorando l'eredità artistica del 900.

giovedì 30 ottobre 2008

impara l'arte e... mettila da parte

Puntualizziamo e chiudiamo la polemica

Sembra che non sei molto gradito da quelle parti gisan. ti stanno forse scaricando? Hanno sicuramente da perdere.
Antonio C.

La prendo come una battuta la tua, Antonio, perché non sono sicuramente scaricabile in quanto non sono mai stato in carica a nessuno. Se qualche volta ho chiesto degli spazi per potermi esprimere, dopo il primo no non ho più insistito anche se era nel mio diritto non volendo peccare di presunzione. Se si chiude una porta se ne aprono tante altre, quindi non mi preoccupa essere ignorato da alcune persone. Quello che mi dà più fastidio è che quella stessa gente, conosce me e la mia mail quando deve promuovere e caldeggiare le proprie manifestazioni. Ovvero due pesi e due misure.
Gisan51

Ho voluto riprendere qui sul blog dedicato a Emilio Notte il post dell'amico Pino Santoro perchè trovo che le incomprensioni verso l'arte accomunano il suo caso a quello che pare interessare il tema della rievocazione di Emilio Notte nel centenario del futurismo. Naturalmente il mio potrebbe essere un ragionamento smentito da fatti che non conosco.

Immagine: Depliant programma estivo 2003 a cura dell'assessore alla cultura Paolo Urso (amm. Annese)

mercoledì 29 ottobre 2008

Crocifisssione


Il ricordo di Emilio Notte intrecciato con un evento doloroso dell’autore.
L'ultimo anno
di Francesco De Simone, Guida Editori, 2005

Adesso che il peggio è passato ti godrai per qualche giorno la casa, poi andremo in clinica per le ultime cure necessarie alla totale guarigione.
Cercavo, così, ingannandoti, di darti coraggio e, nel contempo, di anticiparti il trasferimento - che sa­rebbe avvenuto dopo qualche giorno - in clinica.
Non rispondesti.
Dopo le persone, incominciasti a guardare le cose: i mobili, gli oggetti d'argento posti nella antica vetrina, la Natività, i quadri. Dagli occhi sgorgarono lacrime, che con riservatezza soffocasti, guardando il Cristo "vietnamita" e la pietà di Emilio Notte.
Un bambino senza vita, le braccia scheletriche, penzolanti dalle spalle, come una cordicella, una camiciola bianca il volto privo di espressione, senza occhi, è appoggiato come un fagotto sulle gambe della madre. La donna, il viso grigio emaciato, con amorevole abbandono guarda il cadaverino steso sulla schiena, con occhi che piansero ma che sono asciutti, come se mai avessero pianto. Lei vive e guarda stupita il suo bambino che non vive. E’ una scena molto triste, un quadro che ha sempre destato contrastanti sentimenti: il confine tra la vita della madre e la morte del figlio è opaco, confuso. C'è più morte nella vita o più vita nella morte? Si vive per morire o si muore per incominciare a vivere? Guardavi con fissità il quadro.
Non so se pensavi alla linea sfumata tra quanto ancora ti restava della vita e la morte o se pensavi al fondamento del tema che l’autore ci aveva descritto.
Conoscemmo Emilio Notte negli anni '70, per puro caso. Un vecchio biblico, agli sgoccioli della vita ma ancora con grande vitalità: occhi celesti spiritati,una lunga barba bianca da patriarca, abiti dimessi,anticonformista, il mezzo sigaro sempre tra le labbra. Si creò subito una istintiva attrazione.
I discorsi sulle scuole, sullo studio, sulla ricerca e sull'impianto del quadro, sul gioco dei volumi riferiti all’arte – che secondo me è proiezione del sentimento e non complesso di regole e tecniche - li ho sempre contestati: fatti da lui, sembrava sminuissero il valere dei suoi dipinti e ne attutissero l'emozione. Le riunioni, alle quali partecipavano poche altre persone, divennero per me suggestive quando le conversazioni si spo­starono sul senso e sull'impegno delle proprie azioni. Si determinò tra noi una piacevole dialettica tra la sua tesi illuministica, che della filosofia della vita af­fermava l'esclusivo predominio della ragione e la mia che riteneva conciliabile l'ambito razionale con quello ideale e sperimentale. Anche se l'ho sempre privilegiata, non ho mai concepito la ragione ege­monica e totalizzante l'intero universo, dovendo essa ineludibilmente conciliarsi con altre testimonianze di vita. Lui era di avviso contrario.
Ricordo, ora, gli episodi più salienti della sua vita confidati in quei pomeriggi che ci videro nel suo stu­dio: il duello a spada fatto nel primo novecento; le polemiche successive alla sottoscrizione del Manife­sto del Futurismo; l'amicizia con Boccioni, Balla, Severini; l'approdo al cubismo. Non ci parlò mai della terribile fine della moglie, tragedia che lo portò alla pittura detta Crocifissione, delle pietà, delle Mater­nità, opere il cui tema fondante è il dolore. Lo stesso dolore che lo colpì come uomo e come artista, dolore che trova la sua origine nello strazio dell'umanità che soffre: chi più di un Cristo, spezzettato sulla croce, o di una madre, con volto smagrito e corpo di­sarmonico, possono testimoniare l'umana fragilità e la sofferenza che uccidono l'anima ancor prima del corpo?
Ecco, solo ora mi rendo conto che quel pomerig­gio che tornasti a casa nel fissare il Cristo e la madre, col figlio morto sulle gambe, forse pensavi che la sofferenza e la disperazione ancor prima che nel corpo ti avevano causato già la morte interna. Perciò, forse, i tuoi occhi si velarono di lacrime …
L’immagine è la “Crocifissione”, una delle opere donate nel 1976 da Emilio Notte alla sua città natale, Ceglie Messapica, ed è esposta nella galleria d'arte moderna che porta il suo nome.

martedì 30 settembre 2008

transavanguardia

Si terrà a Venezia, presso Palazzo Grassi, dal prossimo 27 settembre e fino al 22 marzo 2009 la mostra di arte contemporanea “Italics”. Italics racconta l’arte contemporanea italiana come un treno i cui vagoni hanno preso direzioni diverse: alcuni hanno varcato oceani e frontiere, altri si sono persi nei meandri tortuosi della storia recente. L’esposizione non si limita a presentare ancora una volta le opere chiave dell’arte italiana da Burri a Fontana, all’Arte Povera o alla Transavanguardia (*), ma esplora in profondità la vera essenza del panorama artistico in Italia negli ultimi quarant’anni. Attraverso oltre 250 opere di 107 artisti – da figure di fama internazionale come Pino Pascali, Alighiero Boetti, Marisa Merz, Maurizio Cattelan, Vanessa Beecroft a personaggi a volte ingiustamente trascurati quali Fernando Melani o Maria Lai – la nuova esposizione di Palazzo Grassi offre al pubblico italiano e internazionale una visione inedita dell’arte italiana fra tradizione e rivoluzione, due forze determinanti nella formazione della contemporaneità. La mostra è aperta tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.00 ad esclusione del martedì e del 24-25-31 dicembre 2008 e 1 gennaio 2009.
Per maggiori informazioni visita il sito http://www.palazzograssi.it/
(*) "La condizione visionaria, in tutto il panorama internazionale della Transavanguardia, garantisce un'immagine che non si accontenta di sfiorare la pelle della pittura o la superficie della scultura. La nuova iconografia è il frutto di un respiro lungo capace di recuperare la moralità dei grandi artisti visionari del passato che trasfiguravano con il proprio empito creativo la contingenza del tempo a cui appartenevano." Mi pare questa una definizione che si attaglia al futurismo ed al neofuturismo.

sabato 23 agosto 2008

la pinacoteca E. Notte con mostra


Grazie a Franco Nigro per aver pubblicato questo filmato.

venerdì 8 agosto 2008

Tre donne in arte nella valle d'Itria

Nell'ambito delle manifestazioni previste nella Festa del Popolo Cegliese, lunedì 11 agosto alle ore 19:00, presso la Pinacoteca Comunale "Emilio Notte", sarà inaugurata la mostra di pittura "Tre donne in arte nella valle d'Itria". La mostra, presentata dalla Dott.ssa Letizia Molfetta dell'Accademia di belle Arti di Lecce, sarà curata dall'Associazione Culturale Nazionale "Emilio Notte", con il patrocinio dell'Amministrazione Provinciale di Brindisi. Alle ore 20:45, in via Muri 46, sarà inaugurata la Mostra di pittura "Sublime Time" di Cobell.

La mostra "Tre Donne in Arte in Valle d’Itria" costituirà l'occasione per immergersi nell'espressione artistica "vista" dalle mani femminili di chi vive e conosce le nostre splendide terre. Ma di chi sono queste mani? Un brevissimo ritratto, costruito con le notizie raccolte in rete ... e non solo.

ADRIANA NOTTE
Nasce a Milano il 20 Novembre del 1920, figlia del pittore Emilio Notte e della cantante lirica Ines dell’Armi. Due anni dopo si trasferirà a Roma, e dopo qualche anno a Napoli, dove il padre insegnava. Nel 1939 consegue il diploma presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli, ottenendo presto la cattedra. Avrà inoltre occasione di insegnare in diversi licei artistici italiani, tra i quali: il liceo artistico di Napoli, l’Istituto d’arte di Marino a Roma e l’istituto Artistico di Pescara.
Il percorso artistico di Adriana Notte ha inizio proprio nei primissimi anni di vita, (forse per emulare il padre, firmatario del movimento futurista o per dar sfogo alla sua naturale vocazione artistica), continuando di pari passo con le vicende personali che caratterizzeranno il resto della sua vita fino ad oggi. Lei stessa afferma: “La mia arte non può essere disgiunta dalle vicende che hanno caratterizzato la mia vita perché proprio attraverso essa sono riuscita a superare le difficoltà…”
Un percorso artistico caratterizzato da una particolare poliedricità che spazia tra pittura e poesia (ha pubblicato più di 30 testi tra prosa e poesia), teatro e danza, tra l’insegnamento e la realizzazione di importanti Pale D’altare in varie chiese e santuari italiani mediante tecniche miste, quali mosaico e pittura. Il filo conduttore delle sue diverse esperienze artistiche è nella fede religiosa e nell’amore per l’arte e per la verità artistica. Si ricordano tra le sue importanti partecipazioni a manifestazioni d’arte contemporanea nazionali ed internazionali: la “Biennale di Venezia”, la “Quadriennale di Roma”, la “Biennale del Mediterraneo”, l’”Expo Arte di Bari”.
Da più di un ventennio Adriana Notte vive ed opera in valle d’Itria, restando però ai margini della “mondanità dell’arte”, in quanto: “Tutto ciò che l’artista fa, lontano da ogni compromesso con mode e filosofie del momento, è Arte».

VANDA VALENTE
Gli oli che l’artista espone appartengono a momenti diversi della sua vita. Temi tutti religiosi, nonostante la corporalità delle immagini. Temi che rappresentano un’apoteosi della mitologia cristiana. Adolescente, fu affidata all’amico Emilio Notte che la seguì nella sua istruzione al Liceo d’arte di Napoli. Vanda Valente si affaccia nel mondo dell’arte seguendo i Futuristi, passando poi ad una pittura i cui soggetti erano corpi aggrovigliati e in lotta.
Una pittura prevalentemente ricca di “materialità”, in cui le figura perdono la loro forma umana. Una pittura in cui i corpi vengono avvolti dall’erotismo e dalla corporalità. Una pittura che faceva appello all’idea di un femminismo pregno della forza catturante del corpo. Una pittura che all’epoca non fu capita. Il femminismo tipico del periodo giovanile si è venuto stemperando col ritorno ai luoghi in cui è nata. I colori mai squillanti, ma toni sporchi di grigio. La vita non più intesa come esplosione di luce ma come gioia consumata nella penombra, felicità trattenuta. Il desiderio della pittrice è ora quello di smaterializzare i corpi, creare figure geometriche per raccontare la forza della memoria e dell’immaginazione.

IRINA HALE
Irina Hale, nasce a Londra nel 1932 da genitori russo-irlandesi. Si è formata alla Bath Accademy of Art. Donna e artista aperta al mondo, ha soggiornato a Roma, Parigi e in India.
Dal '92 lavora con il teatro delle ombre creando spettacoli e dando vita a laboratori didattici.
Dopo un breve periodo di lavoro a Carrara, ha vissuto e operato in Abruzzo. A Salisburgo approfondisce il progetto pittorico e poetico della riduzione all’essenzialità.
Da notare, nella sua pittura, l’essenzialità e la freschezza delle forme e dei colori.
Irina però è ancora più sognante, nei volti dei suoi personaggi si coglie un continuo stupore. L’autrice ha riversato nei racconti e nella pittura la sua lunga tradizione culturale connotando la sua infinita produzione artistica di un’atmosfera di internazionalità e globalità.
Una donna che vive ed opera tra i trulli della valle d’Itria da oltre quarant’anni.
Ultimamente, per la sua pittura usa spesso materiale di recupero.
Anche la sua creatività di scrittrice si va arricchendo sempre più di ricerca poetica. E’ inoltre Illustratrice di libri per l’infanzia.

Testo di:
RivaDestra