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venerdì 5 marzo 2010

Emilio Notte in museo a Napoli

Napoli, un museo per il ‘900

Napoli, futurista della prima ora e della seconda; Napoli neorealista, informale, tante volte sperimentale e ancora, culla di una creatività legata al sociale. Tutti i movimenti artistici che nel corso del '900 hanno scandito i tempi e raccontato la città di Partenope ed i nomi che questi percorsi hanno realizzato, saranno rappresentati nel nuovo museo che inaugurerà il 4 marzo negli spazi del Carcere Alto di Castel Sant’Elmo. “N.N”, ovvero “Napoli Novecento 1910/1980 per un museo in progress”. (Leggi tutto!)

domenica 10 gennaio 2010

Futurismi Futuristi

E' in corso a Collegno (dal 18 dicembre 2009 al 28 gennaio) la mostra Futurismi Futuristi, presso il

PADIGLIONE LAVANDERIA A VAPORE - EX OSPEDALE PSICHIATRICO

L’esposizione vuole mettere in evidenza la creatività che il movimento futurista, a cento anni dalla fondazione, è ancora capace di generare nel mondo dell’arte, coinvolgendo non solo la pittura e la grafica ma anche, con risultati di particolare rilievo, le arti applicate, l’arredamento e la moda.

web:
www.netfuturismo.it
info: clik

martedì 8 dicembre 2009

Futurismo e dadaismo in mostra


Primo Conti: Baci italiani, 1919 collage su cartone, cm 24,5x18,3. Fondazione Primo Conti, Fiesole

Futurismo e Dadaismo a confronto a Mantova. In una mostra che, a cent’anni dalla pubblicazione del celebre Manifesto e a 76 dalla storica Esposizione Futurista di Palazzo Ducale, indaga i due movimenti evidenziandone analogie e divergenze.

Soprattutto queste ultime, dato che Futurismo e Dada intrapresero, ideologicamente, strade diverse dal momento che Dada ancor più drasticamente si poneva in contrasto con la società e con le tradizioni, fino a voler fare tabula rasa di tutte le regole che fino allora avevano codificato la creazione artistica.
Ma anche se si arrivò a una rottura tra futuristi e dadaisti, numerosi furono gli elementi comuni e le occasioni di scambio: lo spirito dissacrante, le serate provocatorie e irriverenti, la volontà di “rivoluzione tipografica”, l’uso massiccio dei mezzi di comunicazione e delle riviste, la commistione tra generi tradizionalmente separati.
Mantova, rispetto alla storia dei due movimenti, ha un ruolo in qualche modo particolare, unico. La città fu, infatti, sede di uno dibattito intellettuale condotto per “organi di stampa”: da un lato le riviste edite da Somenzi (che fu anche il principale promotore della grande mostra futurista tenutasi a Palazzo Ducale nel 1933), che diventeranno il vero e proprio organo di stampa del movimento marinettiano, e, dall’altro, quelle pubblicate da Fiozzi e Cantarelli: “Procellaria” (1917-1920) e l’unica testata dadaista italiana, “Bleu” (1920-1921), realizzata in collaborazione con Julius Evola. continua

venerdì 30 ottobre 2009

fragile numero 0


clicca sull'immagine e leggi!

lunedì 5 ottobre 2009

Sincopatie feat: Mike Cooper



SINCOPATIE featuring MIKE COOPER
produzione originale

Giuseppe Mariani, tromba, elettronica
Giorgio Pacorig, fender rhodes
Vito Maria Laforgia, contrabbasso, ideazione
Francesco Cusa, batteria
Mike Cooper, chitarra
Sandro Mizzi, voce narrante
Carlo Fatigoni/Ape 5, video

Un inedito progetto multimediale che cerca di costruire un percorso fatto di suggestioni sonore e visive basato sui fondamenti, attualizzati, dell'estetica futurista: il primitivismo, la libertà improvvisativa, l'idea di suono-rumore, il mito della macchina.

venerdì 18 settembre 2009

Notte in vetrina di Azione Giovani

Si è conclusa da pochi giorni l’iniziativa artistica promossa, organizzata e curata dai ragazzi di Azione Giovani che ha visto come protagoniste indiscusse alcune delle opere futuriste di Emilio Notte, straordinario artista dai natali cegliesi. In occasione della ricorrenza del Centenario del Futurismo, il gruppo, con la collaborazione indispensabile ed esperta di Michele Ciracì, ha dato vita ad una mostra itinerante di riproduzioni di opere futuriste di Notte e di stralci di giornali d’epoca. Inaugurata in occasione della II Festa del Popolo Cegliese durante la serata dedicata alla proiezione del film “Ossidiana ” (film biografico che racconta di Maria Palliggiano, moglie del maestro Notte), la Mostra è stata allestita sulla gradinata adiacente Piazza Vecchia, quasi come parte integrante dell’arredo urbano. Un modo diverso - come spiega Maria Elena Barletta, presidente di AG-Ceglie - di vivere l’arte, di far conoscere in modo semplice e al maggior numero possibile di persone alcune opere di Notte, o meglio, una parte importante della sua arte. Proprio a questo scopo infatti, la Mostra, dopo le prime due esposizioni nel corso della Festa, ha assunto un titolo particolare: “Notte in Vetrina”. Con la collaborazione dei commercianti, la Mostra si è spostata nelle vetrine, appunto, di Corso Garibaldi. “Notte in Vetrina” è stata una riuscitissima esperienza di “convivenza” con l’arte. Dall’intero gruppo di Azione Giovani un grazie a: Laboratorio Orafo Gioielli Siliberto; Barbiere Scarafilo; Bar Roma; Bar Centrale; Coiffeur Gioia; Mani di Fata; Ottica Maggiore; Mobilcom; Capricci di Moda; Crimm Immobiliare; Gioielli Ficarelli; Ottica Montanaro. E un ringraziamento particolare a Michele Ciracì.
AG-GP Ceglie Messapica Maria Elena Barletta (ringrazio la fonte di questa notizia)

Leggi anche qui e qui.

Questo blog segue con simpatia le iniziative che rendono fruibile ed estendono la conoscenza di un pittore, Emilio Notte, cegliese di nascita che, ha saputo riconoscere al luogo natale la dignità di una importante eredità culturale, assegnandole alcune delle sue opere più significative. Ringrazio i ragazzi cegliesi di Azione Giovani per il loro entusiasmo e chi ha collaborato con loro per la riuscita dell'iniziativa.

sabato 12 settembre 2009

Emilio Notte futurista


SOLDATI IN AZIONE
1917 CA.
OLIO su CARTONE
59,5 x 40 cm

FIRMATO IN BASSO A DESTRA: "NOTTE FUTURISTA"
(fonte)

venerdì 20 febbraio 2009

prosit!

L'Italia è un paese "senza costume nazionale" e la politica italiana avrebbe bisogno di una "rivoluzione copernicana". Lo dice il segretario uscente del Pd Walter Veltroni in una intervista alla rivista web "Farefuturo", organo della fondazione presieduta da Gianfranco Fini. Veltroni ricorre a una citazione di Giacomo Leopardi, tratta da "Discorso sopra lo stato corrente dei costumi degli italiani", per stigmatizzare lo scarso senso civico e la litigiosità politica fine a se stessa: "In Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuole conversare è il mostrar colle parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l'offendere quanto più si possa il loro amor proprio". Commenta Veltroni: "L'analisi di Leopardi è impietosa: siamo un paese dove non si discute con pacatezza ma dove si schernisce e si insulta l'interlocutore, un paese dove non c'é convivenza civile ma un vivere insieme costretto e forzato in cui ci si divide e ci si azzuffa invece di collaborare al bene comune. Un paese senza costume nazionale. Eravamo nel 1824, siamo nel 2009. Cosa è cambiato?".

lunedì 19 gennaio 2009

a Brindisi

Mercoledì 21 alle 11.00 a Brindisi, nella Sala conferenze di Palazzo Nervegna, si terrà una conferenza stampa per la presentazione della mostra “Collezionare il futurismo - dipinti, bozzetti, oggetti, film, danza e fotografia” che sarà inaugurata giovedi’ 22. All’incontro sarà presente il Sindaco Domenico Mennitti.La mostra, promossa dal Comune di Brindisi, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero degli Affari Esteri, curata da Mariastella Margozzi e Paolo Roberto Salvadori, vuole presentare una particolare lettura del più importante movimento d’avanguardia italiano, nato nel 1909 con il manifesto pubblicato a Parigi da Filippo Tommaso Marinetti e protrattosi nel corso dei due decenni successivi con una nuova riproposizione anche teorica nel 1931, sempre a opera di Marinetti. Ne fanno parte fin dall’inizio quegli artisti “di rottura” che hanno contribuito in maniera determinante al cambiamento in senso modernista della cultura artistica italiana. Numerosi artisti, sostenuti energicamente da Marinetti stesso, fondarono in tutte le regioni d’Italia circoli futuristi, diffondendo in maniera capillare la nuova filosofia dell’arte, basata sulla volontà di scardinare la tradizione e di creare un nuovo più aperto linguaggio che incidesse sulla realtà e sulla vita degli italiani e che fosse aperta al dialogo con le altre avanguardie europee contemporanee. Del variegato fenomeno culturale che fu il futurismo, la mostra brindisina vuole offrire al pubblico l’aspetto più comunicativo e nuovo, quello relativo alla grafica pubblicitaria, completamente ricreata sia formalmente sia nel concetto stesso di veicolo di trasmissione di messaggi. La pubblicità diventa, pertanto, non solo strumento di informazione sui prodotti ma anche strumento di formazione del gusto, in un’accezione tipicamente futurista.

martedì 18 novembre 2008

due considerazioni e un reportage

(...)
A proposito comunque di Emilio Notte, apprezzamenti pesanti, tensione, nervi a fior di pelle, ordini del giorno ritirati ... mi sembra che questa situazione sia davvero FUTURISTA.

E' ora di smetterla col buonotuttobuono e bellotuttobello.
biondidomenico

Credo si dovrebbero evitare strumentalizzazioni, la storia e la cultura sono patrimonio comune, difficilmente possono avere padroni o padrini.
giacomonigro
reportage (aggiornamento del 21 novembre)

sabato 15 novembre 2008

Il "centenario" in Consiglio


Prot. Com.le N° 27832
lì, 10 novembre 2008

OGGETTO: Avviso di convocazione seduta del Consiglio Comunale.

Ai sensi degli artt 39 e 42 del T.U.E.L. 18 agosto 2000, n.267, dell’art. 23 del vigente Statuto Comunale e art. 8 del Regolamento del C.C., e delle determinazioni assunte nella Conferenza dei Capigruppo nella seduta del 24.10.2008 si avvisa che il Consiglio Comunale si riunirà il giorno 17 novembre 2008, alle ore 18.00, con prosieguo presso la Sala Consiliare della Sede Municipale (Via E. De Nicola), per la trattazione dei seguenti argomenti:

  • Esame O.d.G. presentato dall’opposizione ad oggetto: “Celebrazione del centenario del movimento futurista”.
  • Ratifica Delib. G.C. n. 324 del 29.10.2008 ad oggetto “Variazione al Bilancio di Previsione 2008 ed istituzione di nuovi capitoli”.
  • -Assestamento al bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2008.
  • -Approvazione Piano Diritto allo studio anno 2009.
  • -Servizio di Tesoreria Comunale – Approvazione schema di convenzione.
  • -Rettifica delibera C.C. n. 36 del 30.11.1999 ad oggetto: “Approvazione progetto di ristrutturazione Masseria Tarturiello”.
  • -Lavori di sistemazione slargo Via Vespucci. Acquisizione area.
  • -Lavori di collegamento da Via Amati a Via Villa Castelli. Acquisizione area.
  • -Modifica Regolamento comunale per la determinazione dei criteri e modalità per la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi a favore di persone ed enti approvato con Del. C.C. n. 7 del 26.02.1991.


IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
F.to dott. Donato Gianfreda

Ulteriori informazioni:
http://www.meetup.com/meetupceglie/it/calendar/9167993/

"Smemo e Ahiceglie stanno sicuramente offrendo a noi tutti un grosso contributo. Non si tratta di sdoganare il futurismo dalle sue implicazioni col fascismo, ma di non ridurlo e imbrigliarlo all'interno di una lettura se vogliamo passatista. Il futurismo è andato ben oltre.
Ma la serenità non a tutti piace.
Rispetto alle riflessioni appuntite e soprattutto all'invito di MacPrincipe, che sa molte cose ed è ben documentato, ringrazio, rifiuto e vado avanti. Non mi interessano le denunce le querele e cose di questo genere, soprattutto oggi, in un periodo in cui i blog sono assediati.
Dunque Smemo e altri che dimostrano interesse per il futurismo per ciò che ha rappresentato per l'arte e la cultura alla stregua del del sindaco Socialista di Parigi sarebbero dei violenti agitatori che sostituiscono alle parole l'uso dei pugni?
State tranquilli, non prometto fuochi d'artificio, non amo il sensazionalismo, l'uscita ad effetto non sono un "eventista", lavoreremo per offrire un contributo di conoscenza serio e pacato.
Mdreus"
Ho riportato il testo di un commento lasciato sul blog dei cegliesi nel mondo, senza nessun intento polemico, ma per esporre una opinione che credo di poter considerare se non "ufficiale" almeno "ufficiosa" rispetto alla maggioranza al governo del Comune. La speranza è che i prodromi infuocati che presiedono alla presentazione del punto 1. dell'O.d.G. non determino un danno all'immagine della Cultura cegliese.

lunedì 13 ottobre 2008

futurismo in mostra

Menzogna storica o ripristino della verità? I fatti, innanzitutto. Mercoledì 15, presso il Centre Georges Pompidou di Parigi, si inaugurerà una grande mostra, Le futurisme à Paris. Une avant-garde explosive, che, nei prossimi mesi, approderà a Roma (alle Scuderie del Quirinale, dal 20 febbraio) e a Londra (alla Tate Modern, dal 12 giugno). Una rassegna che documenta, con puntualità filologica e con qualche audacia interpretativa, la stagione d' oro del movimento marinettiano. In particolare, ci si sofferma su un episodio cruciale: l' esposizione delle opere di Boccioni e dei suoi amici nella galleria parigina Bernheim-Jeune (nel febbraio del 1912). Partendo da qui, si indagano le ragioni sottese al dialogo - spesso conflittuale - intercorso tra il fronte futurista e quello cubista, per esaminare, soprattutto, echi e rifrazioni: le impronte lasciate dai quadri e dalle sculture degli artisti italiani sulle maggiori poetiche europee. Dietro questi fatti si nascondono intenti di ordine politico e culturale. Ci troviamo dinanzi a una ricostruzione dal forte valore simbolico, che rivela attriti, rivalità, scontri. Un' appropriazione indebita? O addirittura uno scippo? Insomma, perché Parigi ha deciso di celebrare per prima la nascita del più straordinario movimento d' avanguardia? La questione è delicata. Siamo di fronte a un omaggio che dimostra il desiderio della Francia di appropriarsi di una meravigliosa, mobile e plurale esperienza creativa, imprescindibile punto di riferimento per tutti gli sconfinamenti linguistici della seconda metà del secolo scorso: dall' informale alla pop art, dall' happening a fluxus, alla videoarte. Solo un imbroglio critico? No. La mostra del Centre Pompidou mette in scena menzogne, ma anche verità. In fondo, assistiamo a una sorta di ritorno a casa del futurismo, il cui battesimo avvenne proprio a Parigi, dove, sulla prima pagina de «Le Figaro» (del 20 febbraio 1909), apparve il manifesto di fondazione, firmato dal líder máximo Marinetti. Parigi è un po' il destino necessario, per tutti i protagonisti delle sperimentazioni della prima parte del XX secolo. È, come ha scritto Giovanni Macchia, la «Gerusalemme di un mondo laico, (...) enorme organismo in movimento, bello perché è vivo, animato nel suo divenire da una vita sotterranea». Marinetti e i suoi compagni di strada si recano in questa Babele della contemporaneità alla ricerca della consacrazione, innamorati di un Paese come la Francia, dotato - a differenza dell' Italia - di un' autentica tradizione della modernità. Parigi è la mèta. Ed è anche il luogo da cui muovere per avviare una campagna di colonizzazione dell' Occidente, con una strategia che oggi potremmo definire global. Questo allargamento geografico, tuttavia, è costantemente percorso da un intenso richiamo alle radici: ma la dimensione locale del gruppo non viene scandagliata dall'antologica del Pompidou. Perché, nel futurismo, sembra rivivere lo slancio impossibile del volo di Icaro: il suo sogno, la sua delusione. Da un lato, il bisogno di porsi in sintonia con il paesaggio internazionale delle arti; dall'altro lato, la necessità di ricollegarsi ai valori italiani. Essere senza frontiere, ma con moderazione. Coraggio e prudenza al tempo stesso. «Gran corteggiatore della follia, disdegnante le regole sintattiche, (...) il futurismo anelava pateticamente a qualcosa che tenesse a freno la propria vocazione catastrofica», ha ricordato Giorgio Manganelli. L'imponente mostra di Parigi, dunque, ha il merito di ripristinare la veridicità di alcuni eventi, ma non investiga adeguatamente su certi passaggi significativi. Sono stringenti ambiguità che si ritrovano pure sul piano metodologico. Il curatore, Didier Ottinger, ha posto al centro del racconto espositivo il viaggio oltralpe delle truppe degli avanguardisti italiani. Una forzatura tipicamente francese. Una scelta che sembra riproporre una visione - piuttosto datata - di tipo «boccionicentrico», tesa ad analizzare soprattutto le corrispondenze e le contrapposizioni tra i dinamismi futuristi e le scomposizioni cubiste. È un modo per attenuare l' originalità dirompente dell' avventura marinettiana. Ma è anche per ridimensionare l' importanza del secondo futurismo: una fase - dal 1916 al 1944 - talvolta segnata da esiti di maniera, eppure profetica nell' ambito di territori come il design, l' architettura e la moda. C' è anche altro, infine. Ottinger è ricorso a un artificio storiografico attraversato da evidenti obiettivi ideologici. Si cancella del tutto, infatti, la «parentesi istituzionale» del futurismo post-bellico, caratterizzata dal confronto - episodico e strumentale - con il Regime mussoliniano: è il momento in cui l' avanguardia si fa conservazione e le rotture si ricompongono dentro simmetrie rigide. Menzogna o verità, allora? Il dibattito è aperto. A un secolo di distanza, il futurismo - traccia di un' epoca di transito, costellazione di differenze, confluenza di dissonanze - fa ancora scandalo. L' avant-garde explosive divide, disorienta, alimenta polemiche. L' utopia di Marinetti continua a sedurre. Appassiona la sua assurda sfida agli astri. «Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo (...) la nostra sfida alle stelle», si legge in chiusura del manifesto del 1909. 1909-2009 Celebrazioni e studi Appuntamenti La mostra di Parigi (dal 15 ottobre al 26 gennaio, aperta tutti i giorni a eccezione del martedì, biglietto d' ingresso 12) inaugura le celebrazioni per la nascita del movimento marinettiano che, in Italia, sarà celebrato anche al Mart di Rovereto («Futurismo 100°: illuminazioni», dal 17 gennaio 2009), al Museo Correr di Venezia («Astrazioni», dal 5 giugno 2009) e a Palazzo Reale a Milano («Simultaneità», dal 15 ottobre 2009). In concomitanza con la mostra al Pompidou, Fabio Benzi pubblica una monografia, Futurismo (Federico Motta, pp. 384, 135): una visione complessiva del gruppo che non considera il Futurismo come un evento improvviso, ma come un itinerario segnato da intuizioni e cadute che si esaurisce con la morte del «padre padrone» Marinetti nel 1944. L' opera (nella foto) «Rissa in Galleria», olio su tela (particolare, 76x64 centimetri) realizzato nel 1910 da Umberto Boccioni. Il dipinto è conservato alla pinacoteca di Brera. (Trione Vincenzo)

Il 20 febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti lancia, dalla prima pagina de «Le Figaro», il manifesto di fondazione del Futurismo. Un Manifesto dedicato «a tutti gli uomini vivi della terra»: é l'atto di nascita del Futurismo, primo movimento d'avanguardia del XX secolo, mobilitazione totale contro i valori politici, morali e culturali ereditati dal passato. «I più anziani fra noi hanno trent'anni. Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo!». Filosofia del divenire, celebrazione della vita come evoluzione continua, il Futurismo nasce sotto il segno del militantismo. «Primitivi di una sensibilità completamente rinnovata», i futuristi proclamano ogni distinzione fra arte e vita; le loro ricerche si animano della volontà instancabile di reinventare, attraverso l'arte, tutte le forme del vivere sociale: dalla politica alla comunicazione, dal costume alla musica, dalla sessualità alla cucina. In occasione dell'approssimarsi del centenario del Manifesto del Futurismo e dell'esposizione «Le Futurisme à Paris : une avant-garde explosive», tra ottobre 2008 e febbraio 2009 l'Istituto Italiano di Cultura organizza un ciclo di conferenze dedicate a questo prolifico movimento d'avanguardia. Sarà l'occasione per riflettere criticamente sulla ricchezza di stimoli che, per contraddizioni intrinseche, forza di destrutturazione e vastità d'ambiti d'interesse, l'avanguardia futurista ha saputo lasciare alle generazioni successive.
Il programma: clicca per visionarlo.

venerdì 10 ottobre 2008

giovedì 25 settembre 2008

La popolana

Vedere un'opera d'arte dal vivo dà delle sensazioni straordinarie. Questa estate ho visto alcuni capolavori della storia dell'arte e devo confessare che mi risulta difficile trovare le parole adatte a descrivere le emozioni che ho provato. Ho cercato, ho trovato, ho scritto. Un altro contributo per il blog di Emilio Notte. ahiceglie



Emilio Notte: Fondamento Lineare Geometrico e "Popolana"(1919)

Geometria e analogia plastica si coniugano nel Manifesto Fu­turista “Fondamento Lineare Geometrico” firmato, nel 1917, da Emilio Notte e Lucio Venna.
“Dominando l'espressione degli oggetti, e comprendendoli, si crea un equivalente pittorico di forma. Possiamo far vivere un oggetto della nostra visione estetica solo comprendendolo e pe­netrandolo fino al punto da dominarlo e ridurlo a una sintesi geometrica nella quale le direzioni di una cima, gli angoli, le cur­ve, l'insieme infine di tali figure, abbia valore esatto»".
Entrambi formatisi nel clima del Futurismo fiorentino, svi­luppano l'eredità di Sironi e Soffici.
Legato come questi ad un'idea strutturale della superficie pit­torica, Notte é attratto, come dimostra la sua “Popolana” (1919), più dalla lezione di Cezanne e di Picasso, che dalla frantumazio­ne esplosiva delle forme futuriste.
Gli interessa costruire con colori terrosi: geometrie, volumi, masse. Restituisce la monumentalità delle forme al corpo umano, trasforma il personaggio effimero, in monumento, blocca il tem­po della visione, in quello della meditazione.
La sua “Popolana” assume le fattezze statuarie di una grande madre, diventa un idolo. Notte pone sul piedistallo i personaggi di quel mondo umile e paesano che non lo abbandonano neppu­re nei suoi anni futuristi, opponendosi ai contenuti del moderni­smo urbano.
A Boccioni é legato da un interesse introspettivo che lo spin­ge ad una ricerca di purezza formale, quale equivalente dello spi­rito racchiuso nella materia.

L'universo futurista: una mappa, dal quadro alla cravatta.
Di Anna D'Elia, Edizioni Dedalo, 1988.


“Popolana” (1919) è una delle opere donate nel 1976 da Emilio Notte alla sua città natale, Ceglie Messapica, ed è esposta nella galleria d'arte moderna che porta il suo nome.
L'immagine “Popolana” (1919) proviene dal blog: Le mie radici

venerdì 19 settembre 2008

celebreremo il futurismo

Come, forse, qualcuno di voi ricorderà ho, qualche settimana fa, cominciato a gestire un blog interamente dedicato al pittore Emilio Notte nato a Ceglie e che a Ceglie donò una piccola e non trascurabile porzione della sua opera conservata nell'omonima pinacoteca. In base ad alcune ricerche in rete ho scritto una breve biografia dell'artista pubblicata sul citato blog. Il mio modesto lavoro è ora pubblicato anche nella futurismopedia contenuta nel sito netfuturismo che si occupa di neo futurismo e che vuol celebrare degnamente il prossimo centenario di quel movimento culturale, il futurismo, a cui il nostro pittore, partecipò agli inizi della sua lunga carriera. Chi di voi volesse aggiungere particolari nuovi e indicarmi fonti bibliografiche da cui attingere notizie per aggiornare il blog e la biografia mi farà cosa molto gradita.

emilio notte

giovedì 28 agosto 2008

net futurismo

Un commento al blog mi ha fatto conoscere una realtà a me completamente sconosciuta, la propongo a chi ama il futurismo sperando di fare cosa gradita agli estimatori di Emilio Notte futurista. Ricordo quindi un appuntamento che si terrà nel Salento tra pochi giorni:

il 31 agosto 2008, ore 20:30
a Otranto (LE), presso la Sala Triangolare del Castello Aragonese si terrà la
Anti-conferenza net.futurista
con Antonio Saccoccio, Gianluigi Giorgetti, Claudio Giannetta, Elio Paiano. Visitate il sito:

Netfuturismo.it è il primo sitodinamico del pianeta. non c'è mai prodotto finito. c'è processo e sviluppo continuo. in ogni sezione. i GSPPN (Gruppi di Sviluppo Permanente del Pensiero Netfuturista) sono l'unica risposta all'impaludamento vetrina l'ho fatto Io guarda e ammira della sitostatica contemporanea. grazie al web 2.0, abbiamo già inventato il web 3.0.

Per aderire al Net-Futurismo: info@netfuturismo.it

lunedì 11 agosto 2008

una lite

on line

Adriana Notte e Pietro Marino: lite "futurista" sull'arte

Lunedì, 18 marzo 2002

Interessante scambio di accuse, poco ermetico ma molto espressionista e neorealista, tra Adriana Notte, figlia del pittore cegliese Emilio Notte, e Pietro Marino, critico culturale della Gazzetta del Mezzogiorno e per molti anni condirettore del quotidiano pugliese. Lo scintillìo di sciabole, cui peraltro la Adriana non è nuova nella personale difesa del padre e della pittura, occupa gran parte della rubrica "Lettere" della Gazzetta del Mezzogiorno.

Pubblichiamo integralmente lo scritto di Adriana Notte e la risposta di Pietro Marino.

"Il pittore Emilio Notte (e la figlia)"La lite sulla Gazzetta del Mezzogiorno

LA LETTERA DI ADRIANA NOTTE

A proposito della mostra di arte contemporanea: «Omaggio al sacro» di Noci, nella Civica galleria d'arte contemporanea (via Porta Putignano 44, inaugurata il 9 febbraio e aperta fino al 9 aprile), con tanta ironica baldanza descritta (si fa per dire) dal giornalista Pietro Marino, ci permettiamo, in vista di una conferenza dibattito che si terrà nelle stesse sale della mostra il 20 c.m., di presentarci con qualche annotazione di merito.

A ferro caldo, l'articolo suddetto dal titolo: «Noci cercando il sacro» (Gazzetta, febbraio 2002) ebbe l'effetto di una bevanda appena effervescente di cattivo gusto e pessima marca. Abbiamo atteso, prima di riaverci dal piccolo shock: la sfrontatezza leggiadra dell'articolo aveva del patetico. Dei partecipanti alla mostra, visti in mucchio, non uno si era salvato, solleticati melanconicamente dalla spiumata penna del Marino che, tra sottintesi da ricamo pettegolo, approdava infine pericolosamente ad apprezzamenti antistorici intorno alla figura di Emilio Notte. Scandalose inesattezze storiche non dovrebbero essere permesse ad un giornalista che si voglia far rispettare come tale. È veramente troppo mostrare Emilio Notte come «protagonista» del Futurismo napoletano che non è mai esistito.

Ma sa, almeno, il Marino, che Emilio Notte è stato firmatario del Manifesto futurista nel 1917? E che a Napoli pervenne nel 1930? È pietosamente ridicolo parlare di «blando espressionismo» a proposito del suddetto artista; il quale ha lasciato una traccia troppo importante nella storia dell'arte per non permettere manipolazioni ambigue di date e avvenimenti. Invitiamo pertanto il Marino a documentarsi almeno sulle date della storia, a meno che la sua autosufficienza non sia una feritoia troppo stretta per documentazioni per lui forse faticose.

Per finire, alla sottoscritta figlia di Emilio Notte fa abbastanza schifo il supposto «blando espressionismo», anche a lei attribuito. Per cui, in attesa dell'annunciata conferenza della sera del 20 marzo, dal titolo: «La ricerca del Volto», cerchiamo onestamente e umilmente di leggere la nostra storia, che, davvero, non è «blanda», né «sommaria», né «passatista», ma tragicamente e meravigliosamente nuova.

Adriana Notte
Ceglie Messapica (Brindisi)


LA RISPOSTA DI PIETRO MARINO

Risponde Pietro Marino.
Se la signora Adriana Notte mi avesse coperto di insulti un mese fa, ovvero dopo la recensione alla mostra di Noci nella rubrica «Colpo d'occhio» del 14 febbraio, avrei capito. A caldo, una cattiva lettura (anzi, lo «shock») può far perdere le staffe. Di insulti ne ho ricevuti, in oltre 40 anni di militanza critica: sempre da pessimi pittori o da maldestri organizzatori, incapaci di opporre ragionamenti a giudizi magari anche severi. Ora, di Adriana Notte avevo altra stima. Apprezzavo la passione con cui si dedica al culto del padre a Ceglie Messapico, paese natale dell'artista. Che poi abbia voluto seguirne le orme, non dico sfruttarne il nome, è umano. I risultati della figlia in pittura non sono granché. Perciò a me sembrava, scrivendo che le sue opere si rifanno ad un «blando espressionismo» (che non è una parolaccia) di averla trattata sin troppo bene.

Ma è francamente sgradevole che lei riduca Emilio Notte a «scudo umano» per così dire, quasi che fosse lui l'offeso, mentre io gli rendevo evidentemente omaggio. Ma che sto a discutere con una che si spinge ad affermare che «il Futurismo napoletano non è mai esistito»? Chissà a chi parlò Boccioni a Napoli nel 1910 e per chi scrisse il «manifesto futurista ai pittori meridionali» nel 1916, chissà che ci faceva Sprovieri a Napoli con la sua Galleria Futurista nel 1914 e Prampolini , Marinetti e Casella a Capri negli anni Venti, chissà come si rivoltano nella tomba Francesco Cangiullo e gli altri pionieri napoletani sino ai Circumvisionisti degli anni Trenta ed oltre, Piscopo, Buccafusca, Jappelli, Lepore eccetera, chissà dove si accostarono al Futurismo altri pugliesi come Filippo Cifariello e Paolo Ricci. E quanto ad Emilio Notte, è vero che la sua vicenda futurista nasce e si sviluppa tra Firenze e Milano. Ma quando scese a Napoli avendo ottenuto la cattedra di decorazione all'Accademia nel 1929, da quella fama era preceduto. E come «avanguardista» fu pesantemente osteggiato dai passatisti (con attacchi offensivi simili a quelli che ora la figlia rivolge a me) mentre affascinò i giovani studenti di Accademia.

Molti furono poi protagonisti del rinnovamento napoletano. Da Notte «scoprimmo il fascino degli impressionisti, i meandri picassiani, il Futurismo», testimonierà uno di loro. Ma i rapporti ulteriori di Emilio Notte con Marinetti ed altri esponenti del secondo futurismo, la sua firma apparsa su un altro manifesto futurista nel 1933, le sue riprese di opere futuriste negli anni Cinquanta - Sessanta, sono sottolineati nel saggio di Riccardo Notte (Adriana lo conosce?), pubblicato nel catalogo Electa della mostra «Futurismo e Meridione», che si tenne a Napoli a cura di Enrico Crispolti nel 1996. A quel testo rinvierei la signora Notte perché si ripassi bibliografia e storia del Futurismo napoletano… e del padre. «Onestamente e umilmente», si capisce. Auguri per l'incontro del 20 marzo.


Non sono in grado di far altro che riportare qui la diatriba, la mia formazione ed informazione non permette di chiosare nella sostanza le due posizioni, posso però scrivere dell'amarezza di lettore di espressioni dialettiche un tantino trascese, un modo poco opportuno di ricordare la memoria di un Artista.