Articolo di Pierpaolo Faggiano sulla Gazzetta del Mezzogiorno sul libro di Riccardo Notte, "Emilio Notte. La vita, le opere", pubblicato da Manni Editore.
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martedì 18 maggio 2010
Emilio Notte. La vita, le opere
venerdì 4 settembre 2009
Oggi su G.d.M.
quello di portare la collezione da lui donata nella sede del Castello
nonché presidente dell’associa - zione nazionale “E. Notte”, Wanda Valente, oltre al sindaco, Pietro Federico, e all’assessore alla Cultura, Patrizio Suma, ideatore dell'iniziativa, l’arch. Marina Carrozzo, responsabile del progetto di restauro del castello) è il lancio di un sito web dedicato al maestro (spesso indicato unicamente come pittore futurista, benchè la sua arte abbia abbracciato vari momenti della Pittura, dalla fase simbolista e post-impressionista a quella del realismo magico). Da lunedi 7 settembre, digitando “www.gam-emilionotte.it” (il sito ò stato realizzato dal responsabile informatico Donato Rapito) è possibile accedere a numerose informazioni sulla vita di Notte. Il sito contiene foto d’archivio, testimonianze di artisti (tra cui quella della figlia, Adriana) e note critiche (tra le quali si segnala quella del prof. Scatigna Minghetti che ha analizzato “La Crocifissione”, ritenuta un capolavoro assoluto ed emblema dell’arte di Notte). Da qui a marzo 2010 si snoderanno altre iniziative con il coinvolgimento del mondo accademico: la pubblicazione di un lavoro inedito di Notte, curato dal figlio Riccardo (docente presso l'Accademia di Brera), redattore del bimestrale Mass media», la creazione di un catalogo carteceo e on line curato dal prof. Massimo Guastella dell’Università del Salento, la pubblicazione degli atti del convegno su Notte organizzato nel 2002 dall’allora sindaco Mario Annese a cura di Riccardo Notte. Sogno nel cassetto dell’Amministrazione è riportare a breve termine Pinacoteca e Biblioteca, attualmente allocate presso palazzo «Allegretti», nella sua sede storica, il Castello, inaugurata nel lontano 1977 alla presenza dello stesso Notte e del sindaco pro tempore Camillo Caliandro.
(fonte)
martedì 24 febbraio 2009
un saggio
Da Incroci - Semestrale di letteratura ed altre scritture (numero 14 luglio-dicembre 2006):lunedì 13 ottobre 2008
futurismo in mostra
Il 20 febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti lancia, dalla prima pagina de «Le Figaro», il manifesto di fondazione del Futurismo. Un Manifesto dedicato «a tutti gli uomini vivi della terra»: é l'atto di nascita del Futurismo, primo movimento d'avanguardia del XX secolo, mobilitazione totale contro i valori politici, morali e culturali ereditati dal passato. «I più anziani fra noi hanno trent'anni. Quando avremo quarant'anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo!». Filosofia del divenire, celebrazione della vita come evoluzione continua, il Futurismo nasce sotto il segno del militantismo. «Primitivi di una sensibilità completamente rinnovata», i futuristi proclamano ogni distinzione fra arte e vita; le loro ricerche si animano della volontà instancabile di reinventare, attraverso l'arte, tutte le forme del vivere sociale: dalla politica alla comunicazione, dal costume alla musica, dalla sessualità alla cucina. In occasione dell'approssimarsi del centenario del Manifesto del Futurismo e dell'esposizione «Le Futurisme à Paris : une avant-garde explosive», tra ottobre 2008 e febbraio 2009 l'Istituto Italiano di Cultura organizza un ciclo di conferenze dedicate a questo prolifico movimento d'avanguardia. Sarà l'occasione per riflettere criticamente sulla ricchezza di stimoli che, per contraddizioni intrinseche, forza di destrutturazione e vastità d'ambiti d'interesse, l'avanguardia futurista ha saputo lasciare alle generazioni successive.
Il programma: clicca per visionarlo.
domenica 5 ottobre 2008
Accademie d'arte: tra passatismo e presentismo
Che cosa fanno e che cosa pensano gli studenti italiani delle scuole d’arte? Sono costretti a imparare l’affresco, ma appena ne escono fuori (o meglio mentre studiano) si accorgono che la realtà fuori dalla scuola ha un altro aspetto, che c’è qualcosa di vivo che si muove nel mondo dell’arte internazionale, qualcosa che a scuola non viene considerato, e allora buttano via l’affresco e si impegnano in ricerche sull’arte cinetica, sui nuovi mezzi di comunicazione visiva, imparano, insomma, da autodidatti, a vivere nel nostro tempo poiché la nostra scuola è troppo vecchia.
A che cosa serve una scuola se non a preparare individui capaci di affrontare il mondo del prossimo futuro secondo le tecniche più avanzate? Perché non si insegnano queste tecniche (dato che l’arte non si può insegnare) invece che quelle del passato? Il passato non torna mai, non esistono rievocazioni se non per giocarci sopra, vedi il caso del Liberty, quindi una educazione basata solo sul passato non serve a niente per un operatore visuale che debba operare nel prossimo futuro. Il passato può avere solo una funzione di informazione culturale e va tenuto legato al suo tempo altrimenti non si capisce più niente”.
Oggi la situazione è in parte cambiata. Resistono sacche di roccioso passatismo accademico, ma in molte accademie sono stati inseriti insegnamenti di arti multimediali, net-art, etc. La situazione potrebbe sembrare quindi radicalmente migliore. E invece noi denunciamo un’ulteriore pericolosa deriva.
Lo studio accademico delle nuove tecniche artistiche è condotto in modo da portare l’allievo a quel virtuosismo tecnologico e a quello sperimentalismo manierista che noi già denunciammo nel nostro Manifesto del Net.Futurismo come tipiche dell'attuale categoria del
Contro l’emergente presentismo e contro il persistente passatismo, il Net.Futurismo agita la bandiera dell’avanguardismo critico, radicale e ribelle.
Riprendo qui l'articolo perché trattando d'insegnamento mi riporta alla memoria l'esperienza di Emilio Notte il quale dedicò gran parte della sua vita alla trasmissione del suo sapere artistico che aveva praticamente l'imprinting dell'intero secolo ventesimo; amo pensare che egli fosse per l'arte dell'oggi, e che pur non avendo trascurato gli insegnamenti del passato egli non se ne sia lasciato assorbire.
giovedì 25 settembre 2008
La popolana
Emilio Notte: Fondamento Lineare Geometrico e "Popolana"(1919)
Geometria e analogia plastica si coniugano nel Manifesto Futurista “Fondamento Lineare Geometrico” firmato, nel 1917, da Emilio Notte e Lucio Venna.
“Dominando l'espressione degli oggetti, e comprendendoli, si crea un equivalente pittorico di forma. Possiamo far vivere un oggetto della nostra visione estetica solo comprendendolo e penetrandolo fino al punto da dominarlo e ridurlo a una sintesi geometrica nella quale le direzioni di una cima, gli angoli, le curve, l'insieme infine di tali figure, abbia valore esatto»".
Entrambi formatisi nel clima del Futurismo fiorentino, sviluppano l'eredità di Sironi e Soffici.Legato come questi ad un'idea strutturale della superficie pittorica, Notte é attratto, come dimostra la sua “Popolana” (1919), più dalla lezione di Cezanne e di Picasso, che dalla frantumazione esplosiva delle forme futuriste.
Gli interessa costruire con colori terrosi: geometrie, volumi, masse. Restituisce la monumentalità delle forme al corpo umano, trasforma il personaggio effimero, in monumento, blocca il tempo della visione, in quello della meditazione.
La sua “Popolana” assume le fattezze statuarie di una grande madre, diventa un idolo. Notte pone sul piedistallo i personaggi di quel mondo umile e paesano che non lo abbandonano neppure nei suoi anni futuristi, opponendosi ai contenuti del modernismo urbano.
A Boccioni é legato da un interesse introspettivo che lo spinge ad una ricerca di purezza formale, quale equivalente dello spirito racchiuso nella materia.
L'universo futurista: una mappa, dal quadro alla cravatta.
Di Anna D'Elia, Edizioni Dedalo, 1988.
“Popolana” (1919) è una delle opere donate nel 1976 da Emilio Notte alla sua città natale, Ceglie Messapica, ed è esposta nella galleria d'arte moderna che porta il suo nome.
L'immagine “Popolana” (1919) proviene dal blog: Le mie radici
domenica 10 agosto 2008
ritorno da vulcano
sabato 9 agosto 2008
in occasione del ventennale della morte
A vent'anni dalla morte ricordato il pittore Emilio Notte
Giovedì, 28 novembre 2002
Nel ventennale della scomparsa di Emilio Notte, oggi il sindaco di Ceglie Messapica, Mario Annese, ha scoperto sulla facciata della casa natale del pittore futurista una lapide commemorativa. Alle 10 nel teatro comunale di Ceglie si è tenuto un convegno «Emilio Notte. Un maestro del Novecento»: vi hanno preso parte Michele Ciracì, Carmelo Pasimeni, Gino Agnese, Lucio Giannone, Gloria Anichini Costa, Giuseppe Mazzarino, Enrico Crispolti. Nel pomeriggio è stata visitata la civica galleria Emilio Notte che raccoglie una importante donazione del maestro alla città di Ceglie, comprendente sue opere (tre, inestimabili, del periodo futurista) ed opere di suoi allievi.
"La Gazzetta del Mezzogiorno" ha ricordato l'appuntamento con un lungo articolo di Giuseppe Mazzarino pubblicato nella pagina della cultura. Lo riportiamo integralmente.
Emilio Notte il futurista senza velocità
di Giuseppe Mazzarino
Finalmente la terra di Puglia celebra e ricorda uno dei suoi figli, Emilio Notte, uno dei grandi maestri della pittura del XX secolo. L'occasione del centenario, nel 1991, era passata invano, ed a Ceglie Messapica languiva anche, accatastata in un deposito, la donazione che il maestro, prima di scomparire ultranovantenne, aveva voluto lasciare alla «sua» città. Sua molto fra virgolette, perché Notte, pugliese per caso (il padre, veneto, era a Ceglie come ufficiale del registro) ebbe in Toscana, tra Firenze e Prato, la sua formazione artistica ed esercitò poi per decenni a Napoli il suo magistero. Ma alla terra natìa era rimasto comunque sentimentalmente, visceralmente legato.
Il ventennale della scomparsa è diventato allora il pretesto per riparlare di Notte, rendergli onore, rendere fruibile la sua donazione. E il comune di Ceglie questa volta non si è fatto cogliere impreparato.
Emilio Notte, d'altronde, è un gigante ancora semi-sconosciuto nella storia del Novecento. Se non fosse stato per la tenacia e solerzia di un suo antico allievo all'Accademia di Belle arti di Napoli, il giornalista e critico Gino Agnese, attuale presidente della Quadriennale romana, per una campagna di stampa che vide nei Novanta il figlio del maestro, Riccardo, ed i quotidiani pugliesi in prima linea nel riproporre il grande misconosciuto, e soprattutto per la paziente opera di Enrico Crispolti, uno dei maggiori studiosi europei del Futurismo e delle Avanguardie, Emilio Notte sarebbe ancora una nota in margine agli studi sul Futurismo, e magari sarebbe un po' più conosciuto come «pittore napoletano», di buona mano ma tutt'altro che avanguardista. E invece...
Nato a Ceglie ma formatosi in Toscana, allievo di Fattori e De Carolis, Notte entra subito in contatto con gli ambienti lacerbiani, anche se non lega molto con Soffici, e nel 1916 lo troviamo, sia pure in posizione minoritaria e distinta, nel gruppo de L'Italia Futurista, la cosiddetta «Pattuglia azzurra» che surrogò a Firenze la defezione di Papini, Soffici e Palazzeschi dal Futurismo e diede vita al «secondo Futurismo fiorentino» (da non confondere col Secondo Futurismo tout court, che parte dagli Anni Venti).
Leggermente più anziano degli altri pittori del gruppo e dotato di una salda tecnica, il nostro, che ha già esposto alla Biennale di Venezia del 1912, è peraltro stimato un primattore: «Notte spiccava in mezzo a noi», ammetterà molti anni più tardi Primo Conti, al quale peccati di modestia non ne ha mai potuti imputare nessuno. Conti, Lucio Venna e Mario Nannini lo eleggono a loro maestro. Non altrettanto bene vanno le cose, per contro, con gli ideologi della pittura astratto-occultistica, i fratelli Ginanni Corradini, ovvero Bruno Corra e Arnaldo Ginna, come li ribattezzerà futuristicamente Giacomo Balla.
In particolare Notte non condivide la scelta per l'astrattismo che Ginna compie decisamente già negli albori degli anni Dieci e che si sostanzia, oltre che nelle prime opere astratte dell'arte europea, in contemporanea con quelle di Kandinskij ed in leggero anticipo su quelle di Balla, anche in due importanti saggi scritti in collaborazione col fratello Bruno. Notte non ci sta. Il suo futurismo, già esplicito fin dal '15 in una delle tante piazze che dipingerà, è piuttosto, nonostante la personale antipatia, di impronta sofficiana. Notte difendeva la figurazione, Ginna postulava la scomparsa dell'oggetto. Non solo. Come tutti i futuristi «toscani», lacerbiani o no, Notte non è particolarmente attratto dalla civiltà meccanica e metropolitana: anche nelle sue piazze è più facile trovare pazienti animali da tiro che automobili, tram o locomotive. Nel 1916 Notte realizza un'opera fondamentale, il ritratto di Arnaldo Ginna, che incorpora alla maniera futurista e cubista un frammento della testata de L'Italia Futurista; ma è un omaggio ambiguo al contestato compagno di strada, effigiato con uno sguardo inquietante e con una cadaverica mano femminile bianca posata sulla spalla, quasi significazione di possessione di forze occulte.
Il segno di Notte era comunque quello di un maestro, tanto che è accaduto che un suo quadro sia stato addirittura attribuito a Boccioni (e considerato un autoritratto boccioniano!), ed un altro è stato venduto per opera di Boccioni, con apposizione di firma falsa.
Nell'immediato dopoguerra, dopo aver cercato di creare una corrente di pittori futuristi anti-astrattisti, Notte prende decisamente le distanze dal Futurismo e da Marinetti; il suo ritorno all'ordine artistico non è però accompagnato da analoga posizione politica, anzi, il socialista Notte diventa addirittura comunista.
L'avventura futurista è finita, continua una lunga e preziosa militanza artistica e di maestro di artisti, interrotta solo dalla morte, a Napoli, nel 1982.
(La Gazzetta del Mezzogiorno)
venerdì 8 agosto 2008
Emilio Notte, difficoltà di rinnovare la pittura
Emilio Notte è forse l'esempio più rappresentativo della difficoltà che la pittura cosiddetta d'avanguardia ha trovato nell'ambiente artistico della Napoli del Novecento. Infatti Notte quando iniziò stabilmente la sua attività a Napoli, nel 1929, sebbene già godesse di una meritata buona notorietà nel mondo dell'arte moderna nazionale di quel periodo e sebbene da quel momento costituisse un punto di riferimento forte e preciso del rinnovamento artistico della città, tuttavia restò completamente isolato in un ambiente che si attardava in temi e forme di stampo ottocentesco, fino al punto che, come si racconta, per circa vent'anni non riuscì a vendere un quadro. Emilio Notte nacque a Ceglie Messapica, vicino Brindisi, nel 1891. L'artista scoprì la sua vocazione per la pittura giovanissimo, quando viveva a Sant'Angelo dei Lombardi, dove il padre era stato trasferito. Nel 1906 venne a Napoli, dove fu allievo dell'Accademia delle Belle Arti, allora diretta da Vincenzo Volpe. Poco dopo si trasferì in Toscana. A Firenze partecipò attivamente al movimento futurista, firmandone un manifesto nel 1917. La sua adesione a quel movimento era però un'adesione sentita intimamente sul piano culturale ed artistico e non l'adesione alle esternazioni chiassose, piazzaiole e snobistiche caratteristiche di quella corrente. Un suo dipinto del 1919, “La strada bianca”, fu il primo quadro futurista acquistato dal Re. Man mano che negli anni Venti il Futurismo andava attenuando l'impeto degli anni della Grande Guerra, e la pittura italiana andava rinunciando in parte alle sue istanze di avanguardismo, Emilio Notte rielaborava le sue linee espressive, un pò facendo tesoro delle tendenze che man mano si susseguivano (cubismo, espressionismo tedesco, ecc), ma anche mediando con qualche rilettura dell'impressionismo francese. In effetti il senso della sperimentazione accompagnò a lungo la produzione di Notte, che quindi dava la sensazione di attraversare diverse "incarnazioni" stilistiche. Dopo un soggiorno milanese, nel 1929 il pittore si stabilì definitivamente a Napoli, dove cominciò ad insegnare presso l'Accademia delle Belle Arti, attività che proseguì per 40 anni.
Come abbiamo già detto, inizialmente il suo discorso futurista o comunque di ricerca innovativa, lo isolò. Nel corso del primo ventennio che trascorse a Napoli, fino al 1948, nel suo periodo di maggiore fervore creativo e di ricerca, fece una sola mostra: i suoi quadri non piacevano, non vendeva. Sopravviveva solo grazie all'attività di insegnante e vendendo ogni tanto qualche quadro ad amici. Sebbene fosse quasi isolato rispetto agli altri artisti napoletani coevi, proseguì con tenacia la sua ricerca innovatrice sulla scìa delle correnti allora emergenti, costituendo un momento cruciale di rinnovamento dell'arte napoletana e un forte e preciso punto di riferimento per la nascente pittura moderna locale. Nel secondo dopoguerra, nel 1958, alcuni suoi allievi (Fergola, Persico, Di Bello, del Pezzo) saranno i fondatori del "Gruppo 58", dopo un quinquennio dall'apertura della sperimentazione dello stile informale. Emilio Notte nella sua lunga attività partecipò a tutte le più importanti esposizioni sia in Italia che all’estero e attualmente alcune sue opere si trovano nella Galleria d’Arte Moderna di Roma, di Firenze e di Bologna, nonché in Gallerie straniere. Il critico d'arte Piero Girace a metà Novecento così ce lo descrive: "rassomiglia a Giove Olimpio. Sembra uscito fresco fresco da una statua greca. A simiglianza di certi artisti di altri tempi, ha una barba folta e brizzolata che gli conferisce un'aria terribilmente austera". I suoi ultimi anni il pittore li trascorse al Vomero, in Via Jannelli. Morì nel 1982. L'immagine che accompagna questo articolo l'abbiamo tratta da un catalogo della casa d'Arte vomerese Vincent dell'aprile 2005 e riproduce un dipinto di Emilio Notte del 1967 intitolato "La famiglia del Circo".