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martedì 22 febbraio 2011

un allievo

GOFFREDO GODI - INEDITO E NON SOLO -

Godi dipinge la natura, ne scopre ed evidenzia i ritmi nascosti che non solo formano l'uomo ma addirittura lo trasformano. Immagini che non si riducono nell'apparenza, sono una realtà sentita e vissuta dalla sua sensibilità, passioni ricevute guardando ciò che la mano dipinge, testimonianze autentiche della nostra condizione umana. In questo modo di dipingere dal vero, immaginazione e percezione si saldano in un'armonica sintesi, che dà vita ad un vero completamente inedito.

Sabato 5 Marzo p.v. alle 18,00

Villa Savonarola

Corso Giuseppe Garibaldi, 200 - Portici

MOSTRA DI PITTURA CONTEMPORANEA

"Amo dipingere la figura, ma di più il paesaggio. Fin da ragazzo realizzai paesaggi nel piccolo porto del Granatello, a Portici. Non era un luogo pittoresco ma pittorico sì". Così ci dice Goffredo Godi nei suoi appunti di una vita. Una vita intensa di lavoro generoso, metodico e appassionato, instancabile, intrisa di luce e di colore, di pacato tormento e di gioia nello scoprire ed evidenziare i ritmi nascosti nella natura che contribuiscono non solo a formare l'uomo ma addirittura a trasformarlo. La ricchezza dei temi, la forza vibrante del segno deciso, la tavolozza, dotata di un'infinita tonalità di terre e di verdi, plasma e rigenera sulla tela la materia della natura viva eppur velata dall'atmosfera pulviscolare tipica delle giornate con molto sole. Migliaia di toni lungo pendici ampie, sulle quali lo sguardo indugia ripercorrendo incessantemente un panorama che ha per volta un cielo impareggiabile e dal Vesuvio corre al mare e al respiro di un golfo solenne. Quadri quasi sempre opachi nella materia; si avvertono nello spessore delle increspature dei tratti; terribilmente si anela toccarli, esplorandone piano tutta la superficie; ma non si può entrare, con gli occhi, dentro quei paesaggi, perché, pur conservando il soffio fresco del reale, quei paesaggi vivono e brillano nella mente. Immagini che non si riducono semplicemente nell'apparenza, perché il suo interesse e fine è di trasmettere e restituire la realtà non solo com'è percepita, ma anche com'è sentita e vissuta dalla sua sensibilità, di rivelare integralmente le passioni che ha ricevuto guardando ciò che la sua mano dipinge. Sono opere che ci trasmettono l'animo di un uomo che ci lascia una testimonianza autentica della nostra singolare condizione umana. In questo suo modo di dipingere dal vero, immaginazione e percezione si saldano in un'armonica sintesi, che dà vita ad un vero completamente inedito.




VILLA SAVONAROLA
Corso Giuseppe Garibaldi, 200 - Portici

MOSTRA ANTOLOGICA DI GOFFREDO GODI

Dal 5 al 19 Marzo 2011 - tutti i giorni - dalle 10,00 alle 13,00




- Goffredo Godi é nato a Omignano, in provincia di Salerno, il 25 agosto 1920 e dal 1971 vive a Roma. Per gran parte della sua vita é vissuto nell'orizzonte vesuviano: a Portici, a Ercolano e a Napoli, dove si diplomò all'Accademia delle Belle Arti, allievo di Emilio Notte. Dal 1952 al 1979 ha insegnato discipline pittoriche nei Licei Artistici di Napoli e di Roma. Dal 1969 fa parte dell'Accademia Fiorentina delle Arti del Disegno. Ha allestito una ventina di mostre personali in numerose città e ha esposto in importanti rassegne nazionali, tra le quali la Quadriennale di Roma. Fra gli altri autori che in giornali, riviste, cataloghi, libri hanno finora scritto di Godi: Gino Agnese, Carlo Barbieri, Ferruccio Battolini, Michele Bonuomo, Remo Brindisi, Angelo Calabrese, Lorenzo Canova, Vincenzo Ciardo, Renato Civello, Antonio Colasanto, Costanzo Di Marzo, Nino D'Antonio, Mario D'Onofrio, Piero Girace, Gino Grassi, Franco Grassi, Virgilio Guzzi, Arcangelo Izzo, Lidia Lombardi, Mario Maiorino, Bonifacio Malandrino, Immacolata Marino, Italo Marucci, Dario Micacchi, Armando Miele, Riccardo Notte, Giorgio Palumbi, Salvatore Pugliatti, Paolo Ricci, Giuseppe Russo, Gaia Salvatori, Alfredo Schettini, Franco Simongini, Giuseppe Sciortino e Laura Turco Liveri. -




La mostra, a cura di Immacolata Marino, sarà accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo.


L'inaugurazione avrà luogo sabato 5 Marzo 2011 alle ore 18,00.





Recapiti per informazioni

telefono:
081 7862857 - 855 - 875
081 276.801

Fax:

0
81 7862856081-276.801

webSite:
www.goffredogodi.it

email:
biblioteca@comune.portici.na.it
eventi@goffredogodi.it

sabato 7 novembre 2009

Stefano Cavallo, San Michele Salentino

"San Michele Salentino - Aieni"

olio 40x60 - collezione B. Briola

“…quella tua libertà naturale si è evoluta in estro, il tuo colore in luce, il tuo particolare modo di aggredire la tela bianca si fa sempre più intelaiatura e trama per uno stile. Il tuo mondo: quello dei tuoi paesi marini e di vicoli mediterranei, quello delle tua nature morte, reca il segno distintivo d’una personalità senza compromessi”
Domenico Purificato

‹ Stefano Cavallo - opera n. 4 (clicca per trovare la fonte, segui la matrioska di link e godrai di altre opere di Stefano Cavallo). Un grazie di cuore a Edmondo Bellanova e http://www.midiesis.it/

Adriana Notte presso la Pinacoteca Salvatore Cavallo.

mercoledì 21 ottobre 2009

Maurizio Valenzi

Dopo una lunga pausa riprende in pieno nel '71 l'attività artistica, comunque mai del tutto abbandonata grazie ai continui contatti con Paolo Ricci, Renato Gottuso, Emilio Notte, Carlo Levi e Sebastian Matta, ai quali è legato da antica amicizia. Sono di questo periodo le prime mostre personali, a partire da quella ospitata nel '73 dalla Libreria Macchiaroli di Napoli. Nel '75 Maurizio Valenzi è eletto sindaco di Napoli. Assolve questo compito per otto anni; nel 1984 viene eletto al Parlamento Europeo.

domenica 20 settembre 2009

Vanda Valente

La mia avventura è iniziata all’età di tredici anni, quando fui presentata al maestro Emilio Notte. Ricordo la mia sedia vicino al suo cavalletto, ho assimilato i suoi stati d’animo, le sue tecniche, ma il suo vero insegnamento è stato la grandezza dell’artista avanti alla tela e l’umiltà dell’uomo nella vita. La mia pittura ha avuto tanti percorsi, ma mai ho tralasciato... continua, clicca!

martedì 1 settembre 2009

Ossidiana a Ceglie


Venerdì 4 in Piazza Vecchia a Ceglie Messapica: alle ore 20:00 mostra di stampe futuriste; alle 20:30 la proiezione di "Ossidiana", il film sulla vita e sull'arte di Maria Palligiano, la donna che ha condiviso un pezzo di strada con Emilio Notte.

martedì 24 febbraio 2009

un saggio

Da Incroci - Semestrale di letteratura ed altre scritture (numero 14 luglio-dicembre 2006):

Emilio Notte, Firenze e il futurismo in Puglia, un saggio di Antonio Lucio Giannone.
Nei primi due decenni del Novecento, la particolare declinazione fiorentina del futurismo che si sviluppò intorno alle riviste «Lacerba» e «L’Italia futurista» costituì un punto di riferimento per alcuni scrittori e artisti pugliesi, quali Emilio Notte, Luigi Fallacara e Mario Carli, che vissero e si formarono nel capoluogo toscano, ma anche per il leccese Antonio Serrano e per alcuni collaboratori di «Humanitas», come Francesco Meriano e gli avanguardisti Giovanni Titta Rosa e Giuseppe Ravegnani. In particolare, il pittore Emilio Notte (Ceglie Messapica, 1891 – Napoli, 1981) collaborò a «L’Italia futurista», pubblicando un importante manifesto, un disegno e una tavola parolibera. I rapporti tra Firenze e alcuni rappresentanti del futurismo pugliese sono esaminati nel presente articolo da Antonio Lucio Giannone, ordinario di Letteratura italiana contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Lecce. Tra le sue pubblicazioni: Scrittori del Reame. Ricognizioni meridionali tra Otto e Novecento, Lecce, Pensa, 1999; L’avventura futurista. Pugliesi all’avanguardia (1909-1943), Fasano, Schena, 2002; Le scritture del testo. Salentini e non, Lecce, Milella, 2004. Tra i volumi curati: V. Bodini, Barocco del Sud. Racconti e prose, Nardò, Besa, 2003; S. Paolo, I Fibbia, Carmiano, Calcangeli, 2005.

martedì 2 dicembre 2008

Maria Palliggiano

Il film "Ossidiana" di Silvana Maja è un ritratto a tinte forti di Maria Palligiano l’avanguardista, che morì suicida.

È un abito rosso a raccontare Maria Palliggiano, un abito rosso indossato per uno dei rari ritratti che Emilio Notte le fece. Un accessorio ingombrante e stonato con il quale la regista, Silvana Maja, apre il film dedicato alla pittrice napoletana scomparsa nel 1969. La pellicola, prodotta da Artimagiche e tratta dall’omonimo libro edito da Voland (...) Ossidiana, questo il titolo, richiama la pietra nera di Vulcano, fragile come un gioiello e forte come un’arma: sintesi perfetta della pittrice stessa. Una vita tormentata, una donna che non seppe districarsi tra i ruoli che le furono imposti, moglie, amante, madre, e la disperata volontà di affermare ciò che realmente si sentiva, un’artista. Siamo nella Napoli degli Anni 60, la Grande Storia entra con forza nei racconti di sei giovani avanguardisti che, nella splendida accademia di via Costantinopoli, cercano una strada percorribile per la loro ispirazione. Si guarda con malinconia alla fine del cubismo, del futurismo, della metafisica; si legge Pratolini e Calvino, si viene a sapere di Kennedy, il Vietnam, le stragi e i conflitti sociali. Non c’è spazio per l’astrattismo ma nemmeno c’è più spazio per il figurato. In cima al Vesuvio si impugna un nuovo manifesto al grido di siano le nostre opere meteore, lava e lapilli, polvere cosmica, carburo in ascensione, strade di violente traiettorie, di sensazioni rutilanti, zolfo, fosforo e mercurio. (…) L’astrattismo è vecchio, e fete chiù e me! (Puzza più di me). Mario Persico, Luigi Castellano, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, firmano il programma promosso da Mario Colucci. Maria Palliggiano è protagonista e spettatrice; è una rivoluzionaria attraente, sensuale, speciale, ma è intoccabile. È la favorita del Maestro, nonostante le si riconosca un grande talento, non le è concesso di prendere parte ai nuovi fermenti. Resta ai margini, suo malgrado. Il Gruppo 58 supera i confini partenopei, si collega al Movimento Nucleare di Enrico Baj, ai gruppi Phases di Parigi, Spur di Monaco e Boa di Buenos Aires. Napoli soffoca, è troppo stretta, il mondo è troppo stretto. Gli artisti partono, tornano, espongono. Le biennali e i premi si succedono. Maria, con la valigia pronta, ha provato a lasciare la città per raggiungere il suo fidanzato a Berlino. Voleva trovare l’arte e la libertà tanto agognate, ma il maestro non ha lasciato che partisse. È ancora la sua allieva preferita, la sua amante, avranno un figlio e più tardi sarà sua moglie: “Era una ragazza molto fragile che trovò più che una sponda nel vecchio professore. Emilio Notte, del resto, era un uomo buono e sensibile, ironico, noto per avere partecipato alle avanguardie degli anni Venti, amato da tutti. In lui la pittrice trovò un conforto che presto si trasformò in una trappola. Tutto ciò che faceva, anche nell’arte, veniva poco apprezzato. Lo stesso Notte (nel film Renato Carpentieri) si rifiutava di promuoverla temendo di essere criticato. Ben presto divenne un’artista da stanza, a nessuno concedeva di vedere le sue opere, una scelta che aumentò in lei frustrazione e disistima” racconta la Maja. Un profilo complesso quello della pittrice partenopea, mentre in accademia sperimentavano, lei era la sua stessa arte: Noi abbiamo dentro voragini, fuochi nel cuore e nel corpo che ci allagano e ci avviluppano. Abbiamo tormenti e paure che non si riconoscono in nessuna forma codificata. Non c’è condivisione d’intenti. Contrariamente al maestro, Maria descrive, inascoltata e disperata, i suoi tormenti e le sue visioni: “Seguo questa storia dal 1996, anno in cui vidi una sua retrospettiva che mi colpì moltissimo. Colori accesi, scene cruente, incubi e maschere tragiche: una pittura difficile da dimenticare e tuttavia ignorata, sia negli anni in cui venne prodotta che oggi. Mi addolorò moltissimo non averne mai sentito parlare, non averla mai cercata, come fossi anch‘io parte di una comunità omertosa. Me ne occupai ad ampio raggio intervistando tutti i suoi amici, leggendo materiali di psichiatria e di sociologia, ritratti scomodi della Napoli del tempo. Cominciai a scrivere il romanzo solo dopo parecchi mesi”. Il libro e il film hanno un linguaggio e una tensione diverse, come se raccontassero, in alcuni passaggi, due donne differenti: “Ero furente con chi le era stato più vicino, li ritenevo tutti, esclusa la madre, responsabili della sua malattia e del suo suicidio- aggiunge la regista- Il film è stato un distacco da quella prospettiva così viscerale. L’intimità morbosa, le forti tinte del libro, tutto incentrato sulla psicologia, si è trasformata in colori più pastellati, in una materia più sociale, più aperta. Nel 2006, quando mi sono trovata sul set, ho deciso di raccontare semplicemente la storia di una ragazza che voleva fare la pittrice e non riusciva a far comprendere la sua individualità. La grazia di Teresa Saponangelo, la sua interprete, mi ha aiutato molto. Quella del film è una ragazza meno scomoda, più normalizzata, non chiusa in un universo schizofrenico e psichiatrizzato. Non volevo innescare quel compatimento per l’artista incompreso, quella facilità con cui l’opinione comune liquida la diversità”. A trentasei anni, dopo ripetuti tentativi di suicidio, Maria Palliggiano muore. Oggi con il film, la presentazione del catalogo ufficiale e mostre itineranti, si torna a parlare di lei: L’arte ha bisogno di tempi lunghi, così era solita consolarsi nelle chiacchierate tra amici.

fonti:
testo tratto da Il Riformista (5/12/07), immagine tratta da http://www.ossidianafilm.it/ITA/OF.htm

venerdì 28 novembre 2008

Carlo Levi

'Il respiro della città', un'esposizione (da febbraio a luglio scorsi) ha messo a confronto 46 tele che il pittore ha realizzato tra il 1926 e il 1954 e 28 differenti dipinti di noti esponenti della Scuola Romana.

La pittura di Carlo Levi messa a confronto con quella della celebre Scuola Romana. Come in un gioco di specchi e rimandi stilistici e concettuali, la mostra dal titolo "Il respiro della città", curata da Daniela Fonti, ha messo a fuoco "il rapporto poco investigato - ha dichiarato la curatrice - che lega Carlo Levi, nato come pittore 'chiarista' dei 'Sei' di Torino e Roma, rappresentata da quella corrente, la Scuola Romana, che sappiamo espressionista e visionaria e conosciamo dalle tele tra gli altri di Mafai, Scipione e Trombadori". La mostra è stata allestita, nelle sale del Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma, con 46 tele che Levi ha realizzato tra il 1926 e il 1954 e 28 differenti dipinti di noti esponenti della Scuola Romana. L'allestimento accompagna il visitatore alla scoperta della metamorfosi che la pittura di Levi ha subito assorbendo le influenze del movimento romano, personalizzato mescolando il suo passato torinese e la pittura dei 'Sei', l'approccio internazionale e il suo soggiorno parigino. Dicotomica nell'allestimento, la mostra ha evidenziato la cesura tra il Levi del prima e del dopo Scuola Romana alla quale non è mai appartenuto ufficialmente ma ne è stato un profondo interlocutore sul piano pittorico.
Folgorato dalla fascinazione per un approccio visionario ed espressionista Levi tratteggia "una Roma antiretorica. Nei suoi paesaggi - ha aggiunto la curatrice - emerge un guardare alla romanità spoglio da alcun accento tronfio e lontano dai fasti dell'arte classicheggiante che promuoveva il regime, che lui invece osteggiava come cospiratore antifascista. Emerge una Roma nascosta, limpida, visionaria, come quella di Scipione e Mafai". Intellettuale a tutto tondo, Levi è stato non solo pittore di prim'ordine della scena artistica italiana del Novecento, ma anche scrittore capace di dare alle stampe capolavori come 'Cristo si è fermato ad Eboli' nel 1945 (°) e 'L'orologio' nel 1950, infine come politico (nel 1963 è stato anche senatore della Repubblica). Capace di distinguere l'attività artistica da quella politica, "era molto professionale nel tener lontano il suo ruolo di pittore da quello di cospiratore. Un'antinomia - ha sottolineato Daniela Fonti - consentita dai tempi. Esemplare il fatto che negli stessi giorni trascorsi nel carcere di Regina Coeli di Roma i suoi quadri facevano bella mostra nella Quadriennale: era in mostra come pittore ed in galera come antifascista.

***

(°) Pubblicato da Einaudi nel 1945, “Cristo si è fermato ad Eboli” è la storia del periodo di confino che Carlo Levi trascorse in Basilicata: il racconto di un mondo chiuso e immoto, lontano dal tempo e dalla storia, un mondo di pena, di problemi antichi irrisolti. Eboli è più del confine geografico che, dalla costa, segna il passaggio nelle terre aride e desolate: è il confine che segna la fine della civiltà verso una “terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte”. L’opera di Levi offre un’analisi mirabile del Mezzogiorno, narrato attraverso i suoi occhi di piemontese in un memoriale appassionato. Nel 1979, Francesco Rosi firma l’adattamento cinematografico del libro, interpretato da un intenso Gian Maria Volonté. In due anni d’esilio ad Aliano, paese sperduto tra i monti della Lucania, l’autore ebbe modo di conoscere lo stato di miseria in cui la gente del posto viveva; il ruolo di medico lo portò a stretto contatto con la vita dei contadini che, per ogni intervento o malattia, si rivolgevano a lui visto che i “medicaciucci" del paese, Milillo e Gibilisco, non sapevano niente di medicina. Nonostante l’invidia dei due, Levi era benvoluto e rispettato da tutti. La sua presenza in paese rendeva orgogliosi anche il podestà Magalone e donna Caterina, sua sorella, che lo accolsero con piacere; e fu con rammarico che accolsero la notizia della sua partenza, quando la questura di Matera gli rilasciò il permesso di andar via, di tornare a Torino. Nel ripercorrere la propria esperienza a contatto con quella gente dimenticata dalla storia (“Noi non siamo cristiani, — essi dicono, — Cristo si è fermato ad Eboli”), l’autore riflette sull’estraneità dello stato e della politica rispetto a quella realtà con straordinaria lucidità.

giovedì 4 settembre 2008

Llewelyn Lloyd

Llewelyn Lloyd


Nasce nel 1879 da un commerciante gallese che si era trasferito a Livorno. Alla morte del padre viene preso sotto tutela dallo zio che lo avvia agli studi commerciali ma uno dei professori di scuola lo incoraggia a dedicarsi al disegno e alla pittura, intravedendo in lui le potenziali doti dell’artista. Inizia così a frequentare lo studio di Guglielmo Micheli dal quale ha l’occasione di conoscere Modigliani, Romiti, Martinelli, Ghiglia e di venire a contatto con Fattori. Colpito dalla pittura dell’insigne maestro di trasferisce a Firenze per continuare a studiare sotto la sua guida. Nel 1897 partecipa alla Mostra della Promotrice Fiorentina e, sempre a Firenze è partecipe con gli altri artisti livornesi (Cesare Vinzio, Ghiglia e Modigliani) del cenacolo dei pittori del primissimo Novecento, insieme a Costetti, Gemignani, Enrico Sacchetti, Andreotti, Luigi Michelacci, Giuseppe Graziosi, Soffici e Spadini. In questi anni Lloyd sperimenta i risultati del divisionismo sul genere del paesaggio. Entra non a caso in contatto con i divisionisti liguri del gruppo di Albaro, in particolare con Discovolo e Lori. Tornato a Firenze espone nel 1907 assieme a Costetti, Ghiglia, Graziosi e De Carolis, in una saletta a parte, detta della Secessione, alla Promotrice Fiorentina. Nel settembre dello stesso anno si reca per la prima volta all’isola d’Elba, dove rimane profondamente colpito dal paesaggio che ritrarrà più volte nelle sue tele con una tecnica non più divisionista e che verranno esposti nel 1909 alla Biennale di Venezia. Nel 1914 espone alla Secessione romana insieme al gruppo della Giovine Etruria con l’intento di riscattare l’arte toscana dalla ormai consunta forma tardomacchiaiola. (*) Da questo momento in poi inizia un intenso periodo di partecipazione alle maggiori esposizioni italiane ed internazionali. A Firenze nel 1922 partecipa alla Fiorentina Primaverile e nel 1923 alla Mostra della Corporazione delle Arti Decorative che diventerà di li a poco Sindacato delle Belle Arti. Nel 1929 ottiene l’incarico dalla Marina italiana di ritrarre ufficialmente le navi della flotta nazionale. Si imbarca quindi sulla “Quarto” insieme a Sartorio e Pomi, facendo tappa in Spagna, Portogallo e Tripolitania e riportandone quadri che furono esposti con successo alla III Mostra d’Arte Marinara a Roma; nello stesso anno pubblicò il libro La pittura dell’Ottocento in Italia. Dal 1931 al 1939 espose cinque volte alla Galleria d’Arte Firenze.A causa della cittadinanza inglese, che mantenne per tutta la sua vita, fu arrestato durante la guerra e confinato in un campo di concentramento, prima a Fossoli e poi in Baviera, dove vi rimase fino al maggio del 1945. Quando potè tornare in Italia fu ospitato da Roberto Papini che dopo la sua morte (1949) ne raccolse le memorie nel volume Tempi andati.
Estratto da: La pittura in Italia – l’Ottocento. Electa, Milano, 1992; I Postmacchiaioli. Catalogo a cura di Raffaele Monti e Giuliano Matteucci.Edizioni De Luca, Roma 1994.



(*) Emilio Notte vinse in quell'occasione, il prestigioso concorso Baruzzi con l'opera "il soldo" oggi al Museo d'Arte Contemporanea di Bologna, quale "miglior talento" della Giovine Etruria.

Scheda cronologica di Emilio Notte