Da Incroci - Semestrale di letteratura ed altre scritture (numero 14 luglio-dicembre 2006):
Emilio Notte, Firenze e il futurismo in Puglia, un saggio di Antonio Lucio Giannone.
Nei primi due decenni del Novecento, la particolare declinazione fiorentina del futurismo che si sviluppò intorno alle riviste «Lacerba» e «L’Italia futurista» costituì un punto di riferimento per alcuni scrittori e artisti pugliesi, quali Emilio Notte, Luigi Fallacara e Mario Carli, che vissero e si formarono nel capoluogo toscano, ma anche per il leccese Antonio Serrano e per alcuni collaboratori di «Humanitas», come Francesco Meriano e gli avanguardisti Giovanni Titta Rosa e Giuseppe Ravegnani. In particolare, il pittore Emilio Notte (Ceglie Messapica, 1891 – Napoli, 1981) collaborò a «L’Italia futurista», pubblicando un importante manifesto, un disegno e una tavola parolibera. I rapporti tra Firenze e alcuni rappresentanti del futurismo pugliese sono esaminati nel presente articolo da Antonio Lucio Giannone, ordinario di Letteratura italiana contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Lecce. Tra le sue pubblicazioni: Scrittori del Reame. Ricognizioni meridionali tra Otto e Novecento, Lecce, Pensa, 1999; L’avventura futurista. Pugliesi all’avanguardia (1909-1943), Fasano, Schena, 2002; Le scritture del testo. Salentini e non, Lecce, Milella, 2004. Tra i volumi curati: V. Bodini, Barocco del Sud. Racconti e prose, Nardò, Besa, 2003; S. Paolo, I Fibbia, Carmiano, Calcangeli, 2005.
L'Italia è un paese "senza costume nazionale" e la politica italiana avrebbe bisogno di una "rivoluzione copernicana". Lo dice il segretario uscente del Pd Walter Veltroni in una intervista alla rivista web "Farefuturo", organo della fondazione presieduta da Gianfranco Fini. Veltroni ricorre a una citazione di Giacomo Leopardi, tratta da "Discorso sopra lo stato corrente dei costumi degli italiani", per stigmatizzare lo scarso senso civico e la litigiosità politica fine a se stessa: "In Italia la principale e la più necessaria dote di chi vuole conversare è il mostrar colle parole e coi modi ogni sorta di disprezzo verso altrui, l'offendere quanto più si possa il loro amor proprio". Commenta Veltroni: "L'analisi di Leopardi è impietosa: siamo un paese dove non si discute con pacatezza ma dove si schernisce e si insulta l'interlocutore, un paese dove non c'é convivenza civile ma un vivere insieme costretto e forzato in cui ci si divide e ci si azzuffa invece di collaborare al bene comune. Un paese senza costume nazionale. Eravamo nel 1824, siamo nel 2009. Cosa è cambiato?".
Mercoledì 21 alle 11.00 a Brindisi, nella Sala conferenze di Palazzo Nervegna, si terrà una conferenza stampa per la presentazione della mostra “Collezionare il futurismo - dipinti, bozzetti, oggetti, film, danza e fotografia” che sarà inaugurata giovedi’ 22. All’incontro sarà presente il Sindaco Domenico Mennitti.La mostra, promossa dal Comune di Brindisi, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero degli Affari Esteri, curata da Mariastella Margozzi e Paolo Roberto Salvadori, vuole presentare una particolare lettura del più importante movimento d’avanguardia italiano, nato nel 1909 con il manifesto pubblicato a Parigi da Filippo Tommaso Marinetti e protrattosi nel corso dei due decenni successivi con una nuova riproposizione anche teorica nel 1931, sempre a opera di Marinetti. Ne fanno parte fin dall’inizio quegli artisti “di rottura” che hanno contribuito in maniera determinante al cambiamento in senso modernista della cultura artistica italiana. Numerosi artisti, sostenuti energicamente da Marinetti stesso, fondarono in tutte le regioni d’Italia circoli futuristi, diffondendo in maniera capillare la nuova filosofia dell’arte, basata sulla volontà di scardinare la tradizione e di creare un nuovo più aperto linguaggio che incidesse sulla realtà e sulla vita degli italiani e che fosse aperta al dialogo con le altre avanguardie europee contemporanee. Del variegato fenomeno culturale che fu il futurismo, la mostra brindisina vuole offrire al pubblico l’aspetto più comunicativo e nuovo, quello relativo alla grafica pubblicitaria, completamente ricreata sia formalmente sia nel concetto stesso di veicolo di trasmissione di messaggi. La pubblicità diventa, pertanto, non solo strumento di informazione sui prodotti ma anche strumento di formazione del gusto, in un’accezione tipicamente futurista.
Il film "Ossidiana" di Silvana Maja è un ritratto a tinte forti di Maria Palligiano l’avanguardista, che morì suicida.
È un abito rosso a raccontare Maria Palliggiano, un abito rosso indossato per uno dei rari ritratti che Emilio Notte le fece. Un accessorio ingombrante e stonato con il quale la regista, Silvana Maja, apre il film dedicato alla pittrice napoletana scomparsa nel 1969. La pellicola, prodotta da Artimagiche e tratta dall’omonimo libro edito da Voland (...) Ossidiana, questo il titolo, richiama la pietra nera di Vulcano, fragile come un gioiello e forte come un’arma: sintesi perfetta della pittrice stessa. Una vita tormentata, una donna che non seppe districarsi tra i ruoli che le furono imposti, moglie, amante, madre, e la disperata volontà di affermare ciò che realmente si sentiva, un’artista. Siamo nella Napoli degli Anni 60, la Grande Storia entra con forza nei racconti di sei giovani avanguardisti che, nella splendida accademia di via Costantinopoli, cercano una strada percorribile per la loro ispirazione. Si guarda con malinconia alla fine del cubismo, del futurismo, della metafisica; si legge Pratolini e Calvino, si viene a sapere di Kennedy, il Vietnam, le stragi e i conflitti sociali. Non c’è spazio per l’astrattismo ma nemmeno c’è più spazio per il figurato. In cima al Vesuvio si impugna un nuovo manifesto al grido di siano le nostre opere meteore, lava e lapilli, polvere cosmica, carburo in ascensione, strade di violente traiettorie, di sensazioni rutilanti, zolfo, fosforo e mercurio. (…) L’astrattismo è vecchio, e fete chiù e me! (Puzza più di me). Mario Persico, Luigi Castellano, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, firmano il programma promosso da Mario Colucci. Maria Palliggiano è protagonista e spettatrice; è una rivoluzionaria attraente, sensuale, speciale, ma è intoccabile. È la favorita del Maestro, nonostante le si riconosca un grande talento, non le è concesso di prendere parte ai nuovi fermenti. Resta ai margini, suo malgrado. Il Gruppo 58 supera i confini partenopei, si collega al Movimento Nucleare di Enrico Baj, ai gruppi Phases di Parigi, Spur di Monaco e Boa di Buenos Aires. Napoli soffoca, è troppo stretta, il mondo è troppo stretto. Gli artisti partono, tornano, espongono. Le biennali e i premi si succedono. Maria, con la valigia pronta, ha provato a lasciare la città per raggiungere il suo fidanzato a Berlino. Voleva trovare l’arte e la libertà tanto agognate, ma il maestro non ha lasciato che partisse. È ancora la sua allieva preferita, la sua amante, avranno un figlio e più tardi sarà sua moglie: “Era una ragazza molto fragile che trovò più che una sponda nel vecchio professore. Emilio Notte, del resto, era un uomo buono e sensibile, ironico, noto per avere partecipato alle avanguardie degli anni Venti, amato da tutti. In lui la pittrice trovò un conforto che presto si trasformò in una trappola. Tutto ciò che faceva, anche nell’arte, veniva poco apprezzato. Lo stesso Notte (nel film Renato Carpentieri) si rifiutava di promuoverla temendo di essere criticato. Ben presto divenne un’artista da stanza, a nessuno concedeva di vedere le sue opere, una scelta che aumentò in lei frustrazione e disistima” racconta la Maja. Un profilo complesso quello della pittrice partenopea, mentre in accademia sperimentavano, lei era la sua stessa arte: Noi abbiamo dentro voragini, fuochi nel cuore e nel corpo che ci allagano e ci avviluppano. Abbiamo tormenti e paure che non si riconoscono in nessuna forma codificata. Non c’è condivisione d’intenti. Contrariamente al maestro, Maria descrive, inascoltata e disperata, i suoi tormenti e le sue visioni: “Seguo questa storia dal 1996, anno in cui vidi una sua retrospettiva che mi colpì moltissimo. Colori accesi, scene cruente, incubi e maschere tragiche: una pittura difficile da dimenticare e tuttavia ignorata, sia negli anni in cui venne prodotta che oggi. Mi addolorò moltissimo non averne mai sentito parlare, non averla mai cercata, come fossi anch‘io parte di una comunità omertosa. Me ne occupai ad ampio raggio intervistando tutti i suoi amici, leggendo materiali di psichiatria e di sociologia, ritratti scomodi della Napoli del tempo. Cominciai a scrivere il romanzo solo dopo parecchi mesi”. Il libro e il film hanno un linguaggio e una tensione diverse, come se raccontassero, in alcuni passaggi, due donne differenti: “Ero furente con chi le era stato più vicino, li ritenevo tutti, esclusa la madre, responsabili della sua malattia e del suo suicidio- aggiunge la regista- Il film è stato un distacco da quella prospettiva così viscerale. L’intimità morbosa, le forti tinte del libro, tutto incentrato sulla psicologia, si è trasformata in colori più pastellati, in una materia più sociale, più aperta. Nel 2006, quando mi sono trovata sul set, ho deciso di raccontare semplicemente la storia di una ragazza che voleva fare la pittrice e non riusciva a far comprendere la sua individualità. La grazia di Teresa Saponangelo, la sua interprete, mi ha aiutato molto. Quella del film è una ragazza meno scomoda, più normalizzata, non chiusa in un universo schizofrenico e psichiatrizzato. Non volevo innescare quel compatimento per l’artista incompreso, quella facilità con cui l’opinione comune liquida la diversità”. A trentasei anni, dopo ripetuti tentativi di suicidio, Maria Palliggiano muore. Oggi con il film, la presentazione del catalogo ufficiale e mostre itineranti, si torna a parlare di lei: L’arte ha bisogno di tempi lunghi, così era solita consolarsi nelle chiacchierate tra amici.
'Il respiro della città', un'esposizione (da febbraio a luglio scorsi) ha messo a confronto 46 tele che il pittore ha realizzato tra il 1926 e il 1954 e 28 differenti dipinti di noti esponenti della Scuola Romana.
La pittura di Carlo Levi messa a confronto con quella della celebre Scuola Romana. Come in un gioco di specchi e rimandi stilistici e concettuali, la mostra dal titolo "Il respiro della città", curata da Daniela Fonti, ha messo a fuoco "il rapporto poco investigato - ha dichiarato la curatrice - che lega Carlo Levi, nato come pittore 'chiarista' dei 'Sei' di Torino e Roma, rappresentata da quella corrente, la Scuola Romana, che sappiamo espressionista e visionaria e conosciamo dalle tele tra gli altri di Mafai, Scipione e Trombadori". La mostra è stata allestita, nelle sale del Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma, con 46 tele che Levi ha realizzato tra il 1926 e il 1954 e 28 differenti dipinti di noti esponenti della Scuola Romana. L'allestimento accompagna il visitatore alla scoperta della metamorfosi che la pittura di Levi ha subito assorbendo le influenze del movimento romano, personalizzato mescolando il suo passato torinese e la pittura dei 'Sei', l'approccio internazionale e il suo soggiorno parigino. Dicotomica nell'allestimento, la mostra ha evidenziato la cesura tra il Levi del prima e del dopo Scuola Romana alla quale non è mai appartenuto ufficialmente ma ne è stato un profondo interlocutore sul piano pittorico. Folgorato dalla fascinazione per un approccio visionario ed espressionista Levi tratteggia "una Roma antiretorica. Nei suoi paesaggi - ha aggiunto la curatrice - emerge un guardare alla romanità spoglio da alcun accento tronfio e lontano dai fasti dell'arte classicheggiante che promuoveva il regime, che lui invece osteggiava come cospiratore antifascista. Emerge una Roma nascosta, limpida, visionaria, come quella di Scipione e Mafai". Intellettuale a tutto tondo, Levi è stato non solo pittore di prim'ordine della scena artistica italiana del Novecento, ma anche scrittore capace di dare alle stampe capolavori come 'Cristo si è fermato ad Eboli' nel 1945 (°) e 'L'orologio' nel 1950, infine come politico (nel 1963 è stato anche senatore della Repubblica). Capace di distinguere l'attività artistica da quella politica, "era molto professionale nel tener lontano il suo ruolo di pittore da quello di cospiratore. Un'antinomia - ha sottolineato Daniela Fonti - consentita dai tempi. Esemplare il fatto che negli stessi giorni trascorsi nel carcere di Regina Coeli di Roma i suoi quadri facevano bella mostra nella Quadriennale: era in mostra come pittore ed in galera come antifascista.
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(°) Pubblicato da Einaudi nel 1945, “Cristo si è fermato ad Eboli” è la storia del periodo di confino che Carlo Levi trascorse in Basilicata: il racconto di un mondo chiuso e immoto, lontano dal tempo e dalla storia, un mondo di pena, di problemi antichi irrisolti. Eboli è più del confine geografico che, dalla costa, segna il passaggio nelle terre aride e desolate: è il confine che segna la fine della civiltà verso una “terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte”. L’opera di Levi offre un’analisi mirabile del Mezzogiorno, narrato attraverso i suoi occhi di piemontese in un memoriale appassionato. Nel 1979, Francesco Rosi firma l’adattamento cinematografico del libro, interpretato da un intenso Gian Maria Volonté. In due anni d’esilio ad Aliano, paese sperduto tra i monti della Lucania, l’autore ebbe modo di conoscere lo stato di miseria in cui la gente del posto viveva; il ruolo di medico lo portò a stretto contatto con la vita dei contadini che, per ogni intervento o malattia, si rivolgevano a lui visto che i “medicaciucci" del paese, Milillo e Gibilisco, non sapevano niente di medicina. Nonostante l’invidia dei due, Levi era benvoluto e rispettato da tutti. La sua presenza in paese rendeva orgogliosi anche il podestà Magalone e donna Caterina, sua sorella, che lo accolsero con piacere; e fu con rammarico che accolsero la notizia della sua partenza, quando la questura di Matera gli rilasciò il permesso di andar via, di tornare a Torino. Nel ripercorrere la propria esperienza a contatto con quella gente dimenticata dalla storia (“Noi non siamo cristiani, — essi dicono, — Cristo si è fermato ad Eboli”), l’autore riflette sull’estraneità dello stato e della politica rispetto a quella realtà con straordinaria lucidità.
Pubblicato mercoledì, 26 novembre 2008 sul blog: http://cegliedestra.splinder.com Scusate il ritardo! Per cominciare, ringrazio tutti i gestori della blogsfera cegliese (Cegliesi nel Mondo, Emilio Notte, Le mie radici, Per Ceglie, Piazza Plebiscito) che hanno voluto dare visibilità ad una proposta concreta e non strumentale per la tutela di un pezzo importante del patrimonio artistico della città. Grazie anche a tutti gli utenti, anonimi e non, che hanno espresso il loro sostegno senza nascondersi dietro le critiche e i "nominalismi" per pura logica di schieramento. Nulla da smentire. Nulla da dichiarare. Semmai, invitare a rileggere attentamente, oltre gli allegati, anche la modulistica del “progetto”, per verificare cosa può essere rendicontato. E, soprattutto, fare uno sforzo per comprendere il significato e la portata del termine “progetto”. Gli esempi “terra terra” …... magari li facciamo in un secondo momento. Così come mi sembra opportuno ribadire che sulla questione Emilio Notte/centenario Futurismo/finanziamenti regionali non serve a nessuno perdere l’occasione. Quale che essa sia. Soltanto esprimere l’augurio che quelle voci di corridoio secondo cui “...si sta impostando la pratica per accedere ai fondi regionali per il recupero delle tre tele di Emilio Notte…” siano fondate e reali. Ne guadagneremmo tutti, senza sofismi e senza “nominalismi”. Di tutto il resto (le strumentalizzazioni, gli albi dei “fornitori”, la magnanimità, il pusillanime, i paradisi tropicali, etc.) ne parleremo “giocosamente“ in un altro momento. Adesso, con la serena consapevolezza di chi non ha mai voluto e non vuole utilizzare in modo strumentale la vicenda, non c’è né lo spazio né la volontà di abboccare a polemiche palesi o nascoste.
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Fuori da ogni polemica, personalmente, appoggio ogni sforzo (meglio ancora se sinceramente bipartisan) che porti alla giusta valorizzazione e collocazione di un patrimonio artistico (quello lasciato alla comunità cegliese da parte di Emilio Notte) attraverso ogni possibile strada finanziaria ed aldilà delle ricorrenze d'occasione.
Sul blog dei "cegliesi nel mondo" l'Assessore Suma ha lasciato il testo che segue intitolato "prove di dialogo"; credo sia doveroso riproporlo qui sul blog dedicato a Emilio Notte in quanto prosegue, chiarisce e risponde ad altre istanze già qui pubblicate.
"Consentitemi una premessa giocosa. I consiglieri comunali di opposizione (una parte per la verità), protagonisti di un fantasioso ritrovamento presso la pinacoteca civica, sono presi da allucinazioni. Sulla ormai famosa vicenda del recupero dell’area di via Vespucci, affermano persino che c’è un trullo, testimone del legame identitario del popolo cegliese. Ma dov’è il trullo? Chi lo ha visto mai? rammentando una battuta del cabarettista Paolo Rossi ai tempi di Avanzi, potremmo dire: MA CHE VI FUMATE? (poi continuava chiedendo chi fosse lo spacciatore!!!)
In verità un trullo c’è, ma in via Quasimodo, e grazie alla determinazione di una importante realtà associativa di Ceglie, e alla volontà di questa Amministrazione è oggi sede sociale per attività didattiche e culturali; ma questo è avvenuto nel silenzio dei consiglieri cercatori.
In tutte le gallerie d’arte e musei esistono i magazzini, vi sono opere che intenzionalmente non vengono esposte stabilmente per strategie di comunicazione e di promozione. Nel nostro caso, le opere conservate in magazzino, dunque non smarrite, come scritto erroneamente nel titolo dal Quotidiano, non sono esibite al pubblico dal lontano 1998 per fare posto alla mostra archeologica organizzata in quegli anni. (Le notizie, seppur trattasi di comunicati stampa vanno verificate quando coinvolgono persone e aspetti così delicati?). C’è anche una evidente questione di spazi connessa allo stato e alle dimensioni delle pareti dell’attuale struttura (che non scopriamo oggi e che ereditiamo, alla quale stiamo ponendo soluzioni definitive). Da evidenziare l’invito non secondario di alcuni anni fa e ribadito di recente da parte di personalità nel campo della cultura, di evitare di esporre nella sala destinata alla “Crocifissione “ di Emilio Notte, opere altre. Oggi, seppur per alcuni mesi ancora, quasi tutte le opere sono esposte, anche in deroga a quel consiglio.
Recandoci presso la Biblioteca/Pinacoteca, è stato chiesto, che tutte le opere in magazzino, inventariate regolarmente nel tempo, fossero esposte, anche in coincidenza con le feste natalizie, ma anche per iniziare a registrare e imballare poi, tutti i beni. Inizierà il lavoro di catalogazione e cernita presso i locali di Via Chirulli, in virtù dell’oramai annunciato trasferimento del patrimonio librario e artistico rispettivamente nei locali dell’Ex Albergo Ferrovia e nelle stanze del Castello. Segnaliamo che alcune altre opere sono presenti nella casa comunale.
Le foto incriminate Si tratta di dipinti posizionati temporaneamente e in assoluta sicurezza dai custodi su un piano rialzato di marmo, in attesa di essere spolverati e ricollocati al loro posto sui pannelli in fase di smaltatura e taglio. Il basso rilievo riportante una stazione della Via Crucis, era posato su di un armadietto. Il disordine in alcune stanze secondarie è dato anche da alcuni lavori in corso.
Si parla poi di alcuni altri oggetti, periodici e libri minori; i quali dalle info raccolte, sono stati depositati senza permesso alcuno da qualche soggetto che ha pensato bene di utilizzare di recente la nostra biblioteca come sua dependance; se fossero di valore, il soggetto avrebbe fatto una donazione ufficiale o più verosimilmente non se ne sarebbe disfatto, siamo in corso di verifica anche su questo.
Sulla questione specifica del Futurismo e di Emilio Notte, una lettura attenta da parte di molti avrebbe evitato fraintendimenti. Ma la politica alcune volte predilige le vie complicate. Nell’atto deliberato dalla Giunta, atto autonomo ed efficace, che testimonia un lavoro di relazioni già svolto, presentato in consiglio proprio per discuterlo fuori da logiche di trinceramento sono contenuti passaggi assolutamente chiari.
Anche la provincia di Brindisi, viene opportunamente e ovviamente menzionata assieme ad altri importanti Enti (Perché escluderla? Per autolesionismo?). Il gesto magnanimo del Sindaco e della sua maggioranza di ritirare il proprio punto ai lavori del consiglio (più strutturato di quello presentato da parte delle minoranze), è stato strumentalizzato. (Lo abbiamo fatto ritirare noi, o le le, o la la), Perché rincorrere una guerra di posizione. A chi giova?
Avremmo potuto sottrarci alla discussione e respingere, in una logica di muro contro muro che non ci appartiene, il punto presentato da una parte della minoranza limitandoci col dire che quell’odg era stato superato in forza dell’atto di giunta precedente. Ma abbiamo preferito il dialogo. Le parti, compresa l’Amministrazione, hanno convenuto reciprocamente di incontrarsi a breve, per definire meglio il da fare.
Ciò che conta, superando le dispute sterili e guardando avanti, è che l’Amministrazione comunale oltre al Castello, che diventerà polo culturale, sta lavorando, grazie ad altri finanziamenti ricevuti per sistemare il piano superiore dell’Ex Albergo Ferrovia sede della nuova Biblioteca e il piano superiore del Centro di Documentazione Archeologica, spazio espositivo per la contemporaneità.
In uno spirito di collaborazione vi ringrazio per l’attenzione. Patrizio Suma,
A tutta la blogsfera cegliese, per rilanciare in meglio e in positivo l'attività di una comunità che, al di là di tutto, rappresenta comunque la vivacità e la voglia di cambiare della nostra città.
"Nell’ultima seduta del Consiglio Comunale, nella quale si è discusso delle manifestazioni per celebrare il Centenario del Manifesto Futurista, nonché del suo esponente Emilio Notte, in maniera trasversale i gruppi consiliari hanno convenuto, visto il loro potere di indirizzo, di chiedere all’Amministrazione Comunale un intervento immediato per valutare la necessità del restauro di alcuni quadri del Maestro Notte, nostro concittadino. Previa la consulenza di un esperto in materia, sicuramente necessitano di un restauro, oltre che di una migliore conservazione, i tre quadri appartenenti all’epoca futurista, ovvero “La popolana”, “L’Allieva” e “Piazza mercato”, datati tra il 1916 e il 1921. Purtroppo l’Amministrazione Comunale non ha raccolto tale invito, non ritenendo l’iniziativa prioritaria. Tra dieci giorni scade il bando della Regione Puglia per i finanziamenti alle iniziative culturali (delibera G.R. n.1568/07) che se opportunamente attivati potrebbero rappresentare una occasione per realizzare il restauro delle tele. Considerata la condivisione dei diversi gruppi consiliari, riteniamo un grave errore lasciar cadere questa possibilità nel vuoto, soprattutto perché i quadri andrebbero restaurati prima della futura allocazione nella nuova Pinacoteca comunale del Castello. Ci rivolgiamo, quindi, a tutti i blogger cegliesi e agli amici della rete, senza distinzione alcuna, affinché si attivi una sensibilizzazione, una petizione in rete, per sollecitare l’amministrazione a fare propria la volontà consiliare e ad attivarsi per non perdere l'occasione del finanziamento regionale. Una progettualità concreta per il restauro di alcune opere del Maestro Emilio Notte sarebbe il modo migliore per celebrare il Centenario ed il nostro illustre concittadino. Nicola Ciracì, Angelo Palmisano, Franco Nigro
Sottoscrivo riportando la mia opinione già espressa su questo blog: "Credo si dovrebbero evitare strumentalizzazioni, la storia e la cultura sono patrimonio comune, difficilmente possono avere padroni o padrini." Giacomo Nigro reportage(aggiornamento del 21 novembre)
(...) A proposito comunque di Emilio Notte, apprezzamenti pesanti, tensione, nervi a fior di pelle, ordini del giorno ritirati ... mi sembra che questa situazione sia davvero FUTURISTA.
E' ora di smetterla col buonotuttobuono e bellotuttobello. biondidomenico
Credo si dovrebbero evitare strumentalizzazioni, la storia e la cultura sono patrimonio comune, difficilmente possono avere padroni o padrini. giacomonigro reportage(aggiornamento del 21 novembre)
Ceglie Messapica, Delibera di giunta approvata il 17 novembre 2008, trasmessa e sottoposta al Presidente del Consiglio Comunale nella seduta odierna.
Premesso che
A cento anni dalla pubblicazione del Manifesto del Futurismo avvenuta nel 1909 sulla prima pagina de «Le Figaro» (del 20 febbraio 1909 firmato dal líder máximo Marinetti), diverse città europee ed italiane in collaborazione con i principali centri per l’arte contemporanea si apprestano a celebrare quello che da tutti gli storici dell’arte è definito come il primo grande movimento d’avanguardia italiano,
il futurismo, movimento culturale controverso per il collateralismo col fascismo e complesso per la capacità di essere riuscito a toccare i diversi aspetti della creatività umana, è da diversi anni sotto la lente di ingrandimento di stimati studiosi (Calvesi, Crispolti, Villari, Benzi), per meglio ancora comprenderne la portata sul piano artistico e le sue implicazioni storiche,
da parte di molta critica qualificata si ritiene troppo semplicistico e riduttivo utilizzare l’equivalenza fascismo=futurismo, o il binomio Marinetti-futurismo, tant’è Il progetto futurismo100 Venezia, Rovereto, Milano, a cura di Ester Coen, costituisce l’appuntamento italiano più atteso delle celebrazioni del Centenario, perché propone attraverso le tre esposizioni, una rilettura inedita del futurismo, anche alla luce delle diverse personalità protagoniste del futurismo,
In relazione al clima di intolleranza e razzismo che oggi serpeggia in Italia e che giorno dopo giorno diventa sempre più preoccupante è necessario prestare attenzione ed equilibrio nelle celebrazioni per evitare che il Futurismo a distanza di 100 anni, in maniera anacronistica, superficiale e strumentale divenga per alcuni terreno di legittimazione per pratiche anticostituzionali.
Considerato che
la nostra Città diede i natali ad Emilio Notte maestro del ‘900, il quale nel 1917 firmava insieme a Lucio Venna il manifesto teorico futurista Fondamento lineare geometrico, pubblicato ne "L'Italia futurista" del 21 ottobre, anche se il Maestro non fu mai particolarmente attratto dalla civiltà meccanica e metropolitana, dimensioni tipiche del futurismo, tant’è nelle sue piazze è più frequente ritrovare tranquilli animali da tiro anziché automobili, tram o locomotive in corsa sbuffanti,
nell'immediato dopoguerra, dopo aver cercato di creare una corrente di pittori futuristi anti-astrattisti, Notte prende decisamente le distanze dal Futurismo e da Marinetti modificando anche la sua posizione politica che da socialista diventa addirittura comunista,
il maestro alla fine degli anni ’70 donò alla sua Città una collezione di sue opere che abbracciano sessant’anni circa di attività, conservata attualmente presso la pinacoteca civica ubicata presso un palazzo storico di fine ‘800 e che nel prossimo futuro sarà collocata definitivamente nelle stanze del castello per costituire assieme alle altre opere in possesso dell’Ente la nuova Galleria d’Arte Moderna Emilio Notte,
Visto Che
l’Amministrazione comunale attraverso l’assessore delegato alle politiche culturali, è in fase avanzata di studio e verifica circa la possibilità di celebrare il Futurismo al fine di far circuitare le opere del nostro e di ospitare nel contempo opere di altri artisti del ‘900 e iniziative atte a stabilire relazioni e collaborazioni con altri enti e partner privati
Dato che
In data 30 settembre l’assessore Suma inviava una nota di risposta al comune di Lecce circa la possibilità di collaborare per la realizzazione di iniziative sul Futurismo,
ad oggi risultano diversi gli incontri avuti ufficialmente in particolar modo con la Sen. Adriana Poli Bortone che riveste la carica di Ass. alla cultura del capoluogo salentino
In data 3 ottobre l’assessore Suma inviava una nota al Dir. Gen. Russo, all’Arch Carrozzo e p.c. al Sindaco con la quale si invitavano gli uffici preposti a ricercare materiali prodotti dal Comune su Emilio Notte;
nella nota citata l’assessore comunicava di aver acquisito una delibera della Giunta Annese datata ottobre 2002 e una Det. Dirigenziale, circa l’organizzazione, da parte dell’Amm. ne di allora, di un convegno di altissimo profilo sul nostro realizzatosi il 30 novembre 2002 presso il Teatro Comunale.
In data 6 ottobre i consiglieri di minoranza presenti alla seduta del C.c. presentarono a fine lavori un o d g, da discutere al primo consiglio utile con argomento proprio le celebrazioni del futurismo,
in data 7 ottobre si è provveduto alla registrazione del sito –in costruzione- http://www.gam-emilionotte.it
In data 8 ottobre il Direttore generale scriveva all’ass. Suma comunicando che da una prima ricerca erano stati ritrovati alcuni ciclostilati e una audio cassetta riferibili agli atti ufficiali del convegno su citato,
In data 12 novembre è’ giunta a questo Ente dopo frequenti colloqui telefonici tra le parti, ad opera dell’Associazione culturale “Via Media" di Brindisi una nota con la quale si avanza la proposta di voler organizzare in collaborazione con il Comune di Brindisi una mostra sul futurismo e su Emilio Notte e che pertanto richiedono integralmente e/o parzialmente la nostra collezione che sarà ospitata nella prestigiosa cornice di Palazzo Nervegna.
Nell’ultima settimana diversi sono stati i contatti sia telefonici, sia via mail con alcuni docenti dell’Università del Salento, che hanno manifestato interesse e disponibilità e con rappresentanti dell’Amministrazione provinciale di Brindisi.
L’Amministrazione Comunale,
considerato l’importante lavoro svolto sinora, al fine di progettare assieme ad altri Enti istituzionali e partners privati eventi che consentano alla nostra città di essere parte nelle manifestazioni per le celebrazioni del Movimento Futurista, ospitando in occasione della inaugurazione della nuova galleria d’arte moderna Emilio Notte una mostra collettiva con opere d’arte del periodo futurista e di scuola futurista; acquistando pubblicazioni che documentino le recenti ricerche e contributi sul futurismo; realizzando un catalogo cartaceo e on-line in collaborazione con L’Università del Salento, che selezioni e commenti il patrimonio pittorico di proprietà dell’Ente, e di verificare la possibilità di pubblicare esclusivamente sotto la guida e cura di accademici dell’Università del Salento gli Atti del Convegno del 2002.
sottopone all’attenzione del C.c il presente o. d. g., col quale chiede un sostegno partecipato e dunque un voto favorevole. (fonte)
Nato a Ceglie ma formatosi in Toscana, allievo di Fattori e De Carolis, Notte entra subito in contatto con gli ambienti lacerbiani, anche se non lega molto con Soffici, e nel 1916 lo troviamo, sia pure in posizione minoritaria e distinta, nel gruppo de L'Italia Futurista, la cosiddetta «Pattuglia azzurra» che surrogò a Firenze la defezione di Papini, Soffici e Palazzeschi dal Futurismo e diede vita al «secondo Futurismo fiorentino» (da non confondere col Secondo Futurismo tout court, che parte dagli Anni Venti).
Per me l’arte è superiore alle scienze, alla storia... considero l’arte come suprema. Essere un artista è una cosa bella. Mi piace essere definito artista, al di là di ogni gratificazione materiale.
20 Febbraio 1909 Manifesto iniziale del Futurismo di F. T. Marinetti, pubblicato sul Figaro di Parigi.
1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. 2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. 3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. 4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una magnificenza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa... è più bello della "Vittoria di Samotracia". 5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. 6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali. 7. Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo. 8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente. 9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna. 10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. 11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli, i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
È dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il FUTURISMO, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologhi, di ciceroni e d'antiquarii [... ].